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| Terza Internazionale Comunista
5° Congresso - luglio 1924 |
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Il fascismo, in tutta la ampiezza del suo sviluppo, rappresenta un tentativo di unificare l’azione politica dei diversi gruppi sociali delle classi privilegiate (capitalismo industriale, finanziario, commerciale, grande proprietà fondiaria) allo scopo della conservazione del regime borghese e della lotta contro le forze rivoluzionarie.
Nel suo primo periodo, sfruttando il successo della manovra antirivoluzionaria dei governi borghesi di sinistra, il fascismo ha avuto il carattere di una mobilitazione delle classi medie, appoggiate dallo Stato e dalla borghesia, e un inquadramento a tipo militare degli effettivi sociali di queste classi per l’azione violenta e terroristica contro il proletariato e le sue organizzazioni rosse.
Dopo la disfatta della classe operaia, dovuta alla manovra combinata della democrazia e del fascismo e alla impotenza del vecchio Partito socialista, il fascismo, avendo sviluppato una organizzazione politica molto vasta, ma priva di alcun programma di rinnovamento sociale, si installò al potere a mezzo di un compromesso con la classe dirigente tradizionale, pur sbarazzandosi brutalmente della maggior parte delle personalità e delle cricche politiche tradizionali.
La conquista del potere e il suo esercizio da parte del fascismo si sono effettuati mediante lo schiacciamento e la dispersione del proletariato, il quale tuttavia, nella sua enorme maggioranza è rimasto sul terreno dell’odio per il fascismo. Le classi medie e probabilmente una parte dei contadini hanno conservato durante un primo periodo l’illusione che il movimento fascista fosse la realizzazione dei loro interessi sociali, ma l’opera del governo fascista ha respinto progressivamente queste classi verso un atteggiamento di delusione, malcontento e opposizione.
L’affare Matteotti ha rilevato in modo improvviso, per l’intervento di riflessi sentimentali, il grado raggiunto da questo malcontento tra le classi medie e ha determinato una spinta della massa operaia verso la ripresa coraggiosa della lotta aperta di classe. Il governo fascista ne esce indebolito e il processo di decadenza del fascismo ne risulta singolarmente accelerato.
È possibile che il fascismo, il quale conserva quasi intatta la sua organizzazione politica e militare, si lasci trascinare a una violenta reazione, ma è molto più probabile che sia ricondotto da una gran parte della opinione pubblica borghese all’impiego del metodo politico di sinistra. In questo caso ci si deve attendere un’ulteriore evoluzione della politica di Mussolini verso un governo di coalizione borghese il quale finirà per comprendere il partito riformista.
Le classi medie resteranno in una posizione di incertezza tra l’apparente soddisfazione e le piccole concessioni che loro potrà fare un governo di questo genere. Il proletariato, il quale, in caso si produca una nuova ondata reazionaria, vedrà rinviato ma non definitivamente impedito il suo ritorno offensivo, riuscirà probabilmente d’ora in avanti a imporre la sua libertà di organizzazione e di azione in misura sempre crescente.
Tutto lascia supporre che le possibilità di azione del Partito Comunista
d’Italia saranno sensibilmente allargate.
2. Atteggiamento del Partito Comunista d’Italia di fronte al fascismo
Il Partito Comunista d’Italia appoggerà sopra una critica marxista approfondita la sua propaganda, la sua polemica e la sua agitazione contro il fascismo al potere.
Esso non dissimulerà mai di essere il Partito che si propone di abbattere con la violenza rivoluzionaria la dittatura borghese, sia che essa si organizzi nella forma fascista, sia che si nasconda dietro la maschera della democrazia. Ciò si riferisce non solo alla critica teorica ma ad ogni manifestazione politica e parola di lotta del Partito.
[Otto righe omesse "per evidenti motivi", con tutta
probabilità per il riferimento all’azione illegale o militare].
3. Atteggiamento verso i Partiti di opposizione
Dividiamo questi partiti in tre gruppi:
a) L’opposizione borghese (democratici liberali, come Nitti, Amendola, Albertini, Agnelli, Meda ecc.) che bisogna attaccare e smascherare come una forza di conservazione borghese che vuole ripetere ai danni del proletariato le manovre controrivoluzionarie del giolittismo classico;
b) I partiti e gruppi delle classi medie e contadine (sinistra e centro-sinistra del partito popolare, partito dei contadini, movimento di D’Annunzio, dell’Italia Libera, della "Rivoluzione Liberale", destra del Partito repubblicano ecc.) in confronto dei quali bisogna sostenere la incapacità assoluta e la viltà quasi senza eccezioni degli stati maggiori nella lotta contro il fascismo e nella difesa degli interessi che a loro sono confidati. Bisogna perciò appoggiarsi, soprattutto per i movimenti più antichi, nei loro precedenti di collaborazione, durante la guerra e dopo la guerra, con la politica dei governi borghesi. Mediante la critica diretta e aperta bisogna mettere in luce la cause della delusione degli strati sociali che si raccolgono intorno a questi gruppi e denunciare la loro impotenza in quanto essi non osano portare la loro opposizione al fascismo fuori dal terreno della legalità e del pacifismo sociale. Lottando contro questa funesta illusione e il pericolo che essa contagi la classe operaia, si presenterà sempre apertamente la necessità che la lotta antifascista rivoluzionaria sia guidata dal proletariato e dominata dalla prospettiva dello sbocco nella sua dittatura; sola alternativa che si possa opporre alla dittatura borghese fascista la quale soffoca pure gli elementi meno fortunati delle classi medie;
c) I partiti che si richiamano alla classe operaia pur mancando di un programma e di una tradizione rivoluzionaria (sinistra dei repubblicani, socialisti unitari, massimalisti e anche sindacalisti anarchici). Anche nei confronti di questi partiti la critica e la polemica comunista dimostreranno che essi non potranno mai condurre il proletariato alla vittoria e che tutta la storia delle lotte sociali in Italia è una condanna e una liquidazione della loro tradizione borghese e piccolo-borghese, non meno che della tradizione della democrazia, alla quale sono più o meno collegati. Questa critica e questa polemica dovranno essere incessanti e molto energiche. Bisogna approfittare di tutte le occasioni e di tutte di tutte le esperienze per combattere quella tendenza a una falsa unità che consiste nel preconizzare la formazione di un grande partito operaio il quale raccolga le differenti scuole politiche oppure un blocco di questi partiti costituito allo scopo di creare uno stato maggiore del proletariato.
Ogni "cartello" politico con i partiti dei tre gruppi è assolutamente
escluso, sia che si tratti di organi centrali nazionali, sia che si tratti
di organizzazioni locali. Il Partito Comunista impiegherà, approfittando
di tutte le possibilità, la tattica del fronte unico facendo appello alla
unità delle forze proletarie e semiproletarie sul terreno delle organizzazioni
di ogni genere, esistenti o nascenti, nei quadri delle quali si trasporti
la lotta dei partiti politici. Questa azione, allo stesso modo dell’appello
diretto ai lavoratori militanti e simpatizzanti con altri partiti, si applicherà
nello avvenire immediato nei confronti delle masse che seguono i partiti
del terzo gruppo e (dopo una certa preparazione) anche la sinistra del
partito popolare e del partito dei contadini. In uno sviluppo acuto della
situazione verso l’instabilità del regime, una tattica di questo genere
dovrà prendere in considerazione anche gli strati sociali che sono attualmente
raccolti dietro i partiti del secondo gruppo. Questa tattica tende all’unità
delle masse operaie e contadine e anche piccolo-borghesi sotto il controllo
del Partito, e il successo di essa è in relazione con la liquidazione
e demolizione progressiva dei partiti opportunisti e semiborghesi di cui
si tratta.
4. Problemi particolari relativi ai rapporti col partito massimalista
Fra i gruppi opportunisti, il partito massimalista è il più pericoloso
soprattutto in un periodo di situazione incerta perché esso di basa sopra
la combinazione della demagogia con la poltroneria. Questo partito deve
essere apertamente denunciato come nemico della causa proletaria. La tradizione
del suo nome e del suo giornale deve essere spinta verso una liquidazione
definitiva. A questo scopo non lo si accetterà come un partito simpatizzante
nell’Internazionale, non si formerà e non si appoggerà né ufficialmente
né ufficiosamente il pericoloso equivoco di una frazione di sinistra nel
suo seno.
Allo scopo fondamentale di estendere rapidamente e solidamente la sua
influenza sopra le masse, il Partito Comunista dovrà condurre un’agitazione
intensa per la riorganizzazione del movimento operaio, e ricostituire parallelamente
la rete delle sue funzioni sindacali, dal gruppo comunista d’officina
(composto di compagni e di operai senza partito che non siano membri di
altri partiti) fino al comitato sindacale nazionale comunista, il quale
non deve essere un ufficio di partito, ma la centrale di una frazione comunista
del movimento operaio. Per le elezioni nelle officine, il partito praticherà
il blocco con i partiti del terzo gruppo (nel senso che appoggerà delle
liste comuni delle organizzazioni rosse) fino a che la lotta sindacale
non ritrovi la possibilità di uno sviluppo più libero. Il Partito coglierà
un momento favorevole per proporre sia l’unità sindacale rossa nazionale,
sia una alleanza dei sindacati sovra un piano di rivendicazioni comuni.
La situazione dirà, in relazione con l’influenza che conserveranno i
capi riformisti della Confederazione del lavoro, se è necessario applicare
la tattica delle "sinistre sindacali" allo scopo di rovesciarli. Se le
possibilità di lavoro sindacale saranno minori di ciò che è supposto
nella proposizione precedente, in partito dovrà concentrare la sua attività
e il suo lavoro sul legame sistematico con le officine allo scopo di formare
non solo un apparato interno, ma anche una rete per la manovra delle grandi
masse.
Dato che la organizzazione, la propaganda, la stampa e la influenza
elettorale e politica del partito si estendono già tanto ai centri urbani
quanto nelle campagne, si tratta di intensificare il nostro lavoro di agitazione
del programma agrario comunista con i mezzi di cui già disponiamo esigendo
che questo lavoro venga compiuto da ogni organo e membro del Partito. Per
giungere ad estendere in misura conveniente questa attività, occorre contare
sulla riorganizzazione dei sindacati dei salariati agricoli e delle leghe
dei mezzadri e dei piccoli fittavoli. Per ciò che concerne i piccoli proprietari,
la questione del partito dei contadini deve essere posta all’ordine del
giorno. Non si deve in nessun modo incoraggiare la formazione di un Partito
politico autonomo dei piccoli proprietari, ma la organizzazione di una
associazione di difesa degli interessi economici dei contadini, a carattere
elettorale, e verso questa associazione si adotterà la tattica della penetrazione
e del fronte unico.
7. Questioni di organizzazione
Il lavoro di organizzazione legale e illegale continuerà secondo la esperienza già acquistata dal partito. Verrà studiato un sistema di collegamento interno che permetta una rappresentanza almeno consultiva delle organizzazioni del partito alla periferia, a lato dell’apparato di esecuzione che parte dalla centrale. Verrà riorganizzata la sezione agraria del partito. Occorrerà sistemare la stampa e assicurarle maggiore risonanza nella politica e nell’agitazione del partito. Verrà meglio organizzata la raccolta dei fondi per la stampa e per la propaganda, eccellente mezzo di collegamento con la massa anche là dove le possibilità di azione sono estremamente limitate. Verrà data maggior attenzione al soccorso dei perseguitati politici.
I terzinternazionalisti entreranno subito nelle organizzazioni locali. Una revisione generale dei membri del partito avrà luogo immediatamente e sarà fatta con particolare attenzione nel confronto con i nuovi entrati, ma con la loro collaborazione alla revisione stessa.
I terzini non occuperanno alcun posto negli organi centrali. Essi parteciperanno
soltanto agli organismi elettivi e saranno nominati funzionari soltanto
per coprire i posti i quali non abbiano carattere individuale.
"Unità", 30 dicembre 1925.
...Trovo che in questo Congresso una discussione generale sulla tattica era necessaria. Altro è discutere sulla linea tattica dell’Internazionale in generale, altro discutere soltanto sulla tattica applicata dopo l’ultimo Congresso.
Altra osservazione. In realtà, qui non si fa il processo al Comitato esecutivo; è il C.E. che fa il processo ai Partiti (applausi e risa). Ogni oratore risponde solo a ciò che Zinoviev ha detto del suo Partito e resta nei limiti angusti dei suoi affari nazionali.
Zinoviev ci ha dato un quadro della situazione mondiale su cui, in linea generale, si è d’accordo. Momentaneamente, il mondo sembra, infatti, orientarsi verso una politica borghese di sinistra; ma io non vedo che l’offensiva del capitale sia cessata o abbia rallentato. Il capitale può servirsi di mezzi molto diversi: ha un metodo di destra, la reazione aperta, lo stato di assedio, il terrore; ha metodi di sinistra, la menzogna democratica, l’illusione della collaborazione di classe. Ma questi due metodi mirano alla stessa fine. E noi dobbiamo attenderci che si fondino l’uno con l’altro.
Quali conseguenze tirarne? L’opera dei Partiti Comunisti – e su questo punto siamo completamente d’accordo – non consiste solo nel fare propaganda del nostro programma massimo, della nostra ideologia marxista, ma nello studiare e seguire tutti gli episodi particolari della vita operaia, nel partecipare a tutti i conflitti, ad approfittare di questi conflitti per insegnare al proletariato a combattere e condurlo verso la rivoluzione.
Fronte unico dal basso e non dall’alto; ecco una formula molto
buona. Unione della classe operaia
Tuttavia Zinoviev non esclude completamente il fronte unico dall’alto. In che senso si può accettare una simile posizione? Secondo me, il fronte unico non deve mai essere un blocco di partiti politici. La sua base può essere trovata in altre organizzazioni della classe operaia, suscettibili di essere conquistate ad una direzione comunista ed essere così rese rivoluzionarie.
Oggi la situazione ci sconsiglia la tattica della coalizione coi socialdemocratici. Ma nulla ci garantisce che domani non se ne voglia ricominciare l’esperienza. Noi differiamo da Zinoviev nel credere che una tattica di alleanza con i partiti opportunisti non sia mai utile, né quando la situazione è rivoluzionaria ed è evidente che il Partito Comunista può giocare un ruolo autonomo, né quando è sfavorevole e l’ora della azione finale sembra essersi allontanata.
Ci si dice che il IV Congresso ha commesso alcuni errori che oggi si procede a correggere. Prendiamo atto di questa rettifica, certo con piacere (risa), ma vediamo anche che questi errori sono stati errori della direzione dell’Internazionale e, bisogna dirlo, dell’intero IV Congresso.
La tattica del fronte unico, nel suo senso rivoluzionario, deve essere mantenuta, ma noi domandiamo dei testi che liquidino nettamente la tattica del governo operaio.
Dire che il governo operaio è lo pseudonimo della dittatura del proletariato non, ci sembra felice. Ci si dichiara: se diciamo “dittatura del proletariato” le masse non comprendono; se diciamo “governo operaio”, comprenderanno e ci guadagneremo delle adesioni fra gli elementi che non abbiamo ancora potuto raggiungere con la nostra propaganda teorica. A tanto si riduce il ruolo di questa formula.
Ora, io contesto anche ciò. Le parole “dittatura del proletariato” hanno suscitato tali avvenimenti, hanno talmente interessato le masse, che anche fuori di Russia si sa benissimo che cos’è la dittatura del proletariato, e la si richiede per istinto a dispetto dei capi socialdemocratici. Ma che cosa può comprendere del “governo operaio” un semplice lavoratore, un semplice contadino, quando dopo tre anni noi, i capi del movimento operaio, non siamo pervenuti a darne una definizione soddisfacente? (applausi).
Io chiedo un funerale di terza classe e per la tattica e per la parola di “governo operaio”.
Ci si dice: l’Internazionale va a sinistra e non siete ancora contenti! Ammettiamo che l’Internazionale vada a sinistra. Ma se mi rifaccio al discorso che pronunciai al IV Congresso, noto che ciò che allora criticavamo è appunto questa oscillazione ora a destra, ora a sinistra, secondo come si interpreta lo sviluppo degli avvenimenti. Un’oscillazione a sinistra ne provoca una più forte a destra.
Non è una deviazione a sinistra, nella congiuntura attuale, che noi domandiamo: ma la rettifica generale della direttiva dell’Internazionale.
Prima di continuare, devo correggere un’opinione che Zinoviev mi ha attribuita. Io avrei detto: o il Congresso accetterà le mie idee, cioè quelle della Sinistra Italiana, o noi organizzeremo nell’Internazionale una frazione di sinistra. Non ho detto ciò. Ho detto che, se dovesse verificarsi una deviazione verso un revisionismo di destra, bisognerebbe rispondervi con la costituzione di una frazione di sinistra. una cosa completamente diversa, e io prego Zinoviev di prenderne atto. Così il famoso dilemma cade. Era perfino ridicolo porlo. Esso era deciso a priori, contro il povero individuo che io sono, a favore dell’Internazionale.
Noi vogliamo una vera centralizzazione, una vera disciplina. E per questa occorre chiarezza nella direttiva tattica e continuità nella posizione delle nostre organizzazioni di fronte agli altri partiti.
Perciò, lo ripeto, noi siamo contro la fusione con altri partiti, contro il noyautage ed anche contro l’istituzione di partiti simpatizzanti che si trovino nella situazione molto comoda di approfittare della bandiera dell’Internazionale, di non essere impegnati a nulla, e di poter preparare, sotto il nostro “controllo”, il tradimento del proletariato.
Ci si dice: “Voi non avete fiducia nell’Internazionale. Il vostro linguaggio significa che non siete sicuri che l’Internazionale rimarrà sempre rivoluzionaria. Eppure, l’esistenza alla sua testa del Partito bolscevico è una garanzia sufficiente che l’Internazionale non andrà a destra”.
L’importanza del contributo del bolscevismo al movimento di emancipazione del proletariato mondiale consiste proprio nella situazione tutta particolare in cui il Partito russo si trovava. Esso non si trovava in presenza di un capitalismo sviluppato e di un proletariato numeroso. Esso ha attinto la sua teoria rivoluzionaria là dove il capitalismo esisteva e l’ha applicata in modo grandioso là dove aveva delle probabilità di fallire. Se il Partito bolscevico ha potuto realizzare questa sintesi dello sviluppo particolare della Russia con l’esperienza rivoluzionaria mondiale, è perché i suoi capi sono stati costretti ad emigrare e a vivere in mezzo al capitalismo occidentale. Lenin è mondiale, non soltanto russo. Egli appartiene a tutti noi.
Nella situazione attuale l’Internazionale deve rendere al Partito russo una parte dei numerosi servigi che ne ha ricevuto. Il grande pericolo di un revisionismo di destra minaccia il Partito bolscevico; gli altri partiti devono sostenerlo, appoggiarlo. È nell’Internazionale che esso deve trovare l’eccedenza di forze di cui ha bisogno per attraversare questa situazione veramente difficile. La vera garanzia risiede nel proletariato rivoluzionario del mondo intero.
Le masse dell’Occidente sono più rivoluzionarie che non si creda. Naturalmente, per realizzare le condizioni che permettano lo sviluppo trionfale della rivoluzione negli altri paesi, devono prodursi altre circostanze, e bisogna che, da parte nostra, siamo all’altezza della situazione.
Una situazione politicamente favorevole può già constatarsi nel proletariato in Occidente. Abbiamo visto delle elezioni in tre grandi Paesi: abbiamo dovunque cercato di queste elezioni in coalizione con altri partiti. Ma dovunque abbiamo dovuto farle da soli, sotto la bandiera comunista. Di fronte ai raggruppamenti di destra e di sinistra, abbiamo agitato il programma comunista integrale e chiamato il proletariato a rispondervi. Quasi contemporaneamente, in tre grandi paesi, un numero considerevole di operai si è mostrato pronto a seguire il Partito Comunista. Ciò ha un’importanza dieci volte maggiore che se, in un paese, avessimo seguito la tattica della collaborazione, in un altro quella della coalizione e in un terzo la tattica autonoma.
Noi abbiamo fiducia nell’Internazionale, perché l’Internazionale
è il proletariato del mondo intero in lotta per la sua emancipazione dallo
sfruttamento capitalistico; perché l’Internazionale è la rivoluzione
russa, è la vittoria russa, è la meravigliosa tradizione del movimento
di liberazione del proletariato russo, è la tradizione rivoluzionaria
di tutti gli altri Paesi.
"Compte rendu analitique", Librairie de l’Internationale,
1924, pag 118-121.
Nel suo discorso di chiusura, il compagno Zinoviev insiste nello affermare che, nella questione della frazione internazionale di sinistra, io mi sono comportato in modo diplomatico. Dichiaro qui - e spero che mi si voglia credere - che in tale questione non ho cambiato parere. Ho smentito le affermazioni che sono state fatte qui riguardo a ciò che dissi al IV Congresso, ripetendo parola per parola la mia dichiarazione di allora. Testimoni di questa dichiarazione erano molti compagni presenti oggi in quest’aula.
Il compagno Zinoviev ha poi citato un altro testo, un vecchio articolo pubblicato nel corso dei nostri dibattiti interni di partito, in cui, contrariamente alla suddetta dichiarazione, avrei espresso il proposito che qui mi viene attribuito: o l'Internazionale darà ragione a noi, cioè alla Sinistra, oppure chiameremo in vita una frazione di sinistra internazionale. Ma questo testo non è esatto. Esso sembra provenire da una traduzione tedesca, probabilmente fornita al compagno Zinoviev da esperti italiani in materia (ilarità).
Se veramente io fossi dell’avviso che sia necessaria la creazione di una frazione internazionale di sinistra, lo direi apertamente: direi perfino cose più dure; non intendo affatto agire con diplomazia.
Esattamente la stessa cosa dicevo in quell’articolo, e cioè: «È un fatto che in seno all’Internazionale, in tutti i paesi, esistono delle frazioni che si combattono nei Congressi e lottano per la conquista della direzione dei rispettivi partiti. Anche noi siamo dell’avviso che nell’Internazionale queste frazioni non debbano esistere, se l'Internazionale deve diventare un partito mondiale comunista veramente centralizzato. Ma che cosa è necessario per raggiungere questo obiettivo? Non basta a questo fine biasimare e richiamare più o meno energicamente alla disciplina singole persone: è invece necessario condurre il lavoro nel modo da noi richiesto, cioè imprimere alla Internazionale Comunista una linea organizzativa unitaria e coerente. Se ciò avverrà, le frazioni scompariranno. Se si seguirà non questa via, ma l’opposta, allora non si otterrà la scomparsa delle frazioni internazionali e si dovrà prendere in considerazione la costituzione di una frazione internazionale».
Non ho mai detto nulla di diverso. Prego i compagni, e prima di tutti
il compagno Zinoviev, di prendere atto che il mio parere è rimasto sempre
lo stesso. In qualunque mese dell’anno ci troviamo. (Applausi).
Il compagno Bucharin ha basato il suo discorso su un articolo apparso in un organo ufficiale del nostro partito (naturalmente non diretto dalla tendenza che io rappresento), in cui è stato aperto un dibattito sulle questioni politiche del partito. Ogni compagno può scrivere su questo organo. In Italia i compagni non sono uniti ufficialmente in frazioni, e perciò la redazione accoglie ogni articolo sotto la responsabilità personale dell’autore.
Quanto alle idee della corrente di sinistra, vi sono stati in merito ad esse dei testi, delle tesi, la partecipazione ai lavori della nostra conferenza nazionale, e numerosi articoli apparsi nello “Stato Operaio” e firmati dagli stessi compagni il cui nome figura sotto le tesi presentate dalla nostra tendenza. Ma, di tutto questo materiale, il compagno Bucharin non si è occupato. Egli ha dedicato lo intero suo discorso ad un articolo firmato da un ottimo compagno, sconosciuto a lui come del resto a tutto il Congresso.
Ora, io non trovo che sia affatto un delitto che un semplice operaio, un compagno di partito il quale condivide un punto di vista di estrema sinistra, o come diavolo volete chiamarlo, dica delle cose inesatte, né vedo la necessità di dichiarare recisamente che non accetto la responsabilità del suo articolo. Quello che giudico molto grave per l’attività dell’Internazionale e per gli interessi del movimento comunista è che un dirigente ed un marxista dell’importanza del compagno Bucharin dedichi un discorso di un’ora e mezzo alla teoria contenuta in un articolo di un semplice militante. È questo che devo rilevare non il fatto che io sia responsabile unicamente di ciò che porta la mia firma.
Da molte parti si è dichiarato che l’esposizione del nostro punto
di vista sulla direzione generale dell’Internazionale Comunista non è
sufficiente chiara. Di ciò si parlerà ancora in sede di commissione e
io credo che la questione relativa al progetto di tesi tattiche sarà sottoposta
al Plenum. La Sinistra italiana presenterà alla commissione un progetto
completo di tesi sulla tattica, e noi chiederemo che uno dei nostri compagni,
io per esempio, sia nominato correlatore. Avremo quindi tutto il tempo
di illustrare i punti non ancora sufficientemente chiariti.
[Dopo un nuovo discorso di Bucharin polemizzante su frasi staccate di diversi giornali, Bordiga dichiara nuovamente]
Il comp. Bucharin si è circondato di un mucchio di giornali italiani, sottolineati in nero, rosso, blu, ecc. Ammiro i progressi che sta facendo nella lingua italiana e penso che fa non molto potrà avere informazioni più sicure su di noi. Il testo da lui citato è il riassunto del protocollo della nostra conferenza nazionale. Ora, il primo protocollo non è stato corretto da me, mentre il riassunto è pessimo e deforma completamente le mie parole.
Torno alla dichiarazione che ho fatto prima sulle parole del compagno Zinoviev – le stesse che si può trovare senza la minima variante in tutti i miei articoli e in tutte le nostre risoluzioni. Anch’io potrei venir qui con una montagna di pezzi di carta e, quando si discuteranno le questioni di organizzazione e di disciplina rimanere per tre o quatto ore alla tribuna; ma non credo che con ciò renderei in grande servizio al comunismo. Ripeto che il significato della dichiarazione sulla disciplina è il seguente: se l’Internazionale si orienterà decisamente verso destra, allora e soltanto allora si imporrà la formazione di una frazione internazionale di sinistra.
Non ho mai detto altro. Se avessi fatto altre dichiarazioni, le ripeterei
qui; anzi forse le inasprirei, perché non è nella mia abitudine eludere
la responsabilità delle idee che rappresento.
A nome della sinistra italiana, ho presentato alla commissione degli statuti una serie d’emendamenti e proposte d’aggiunte che sono stati respinti. Molti di essi hanno trovato l’appoggio anche di Terracini e Piccini, e, in sede di commissione, io e Terracini ci siamo astenuti dal voto.
Rinunciando ora a sottoporre questi emendamenti al Plenum e a chiederne la votazione, mi limiterò ad indicare, in una specie di dichiarazione, i punti fondamentali delle nostre divergenze.
Noi abbiamo chiesto che le parole contenute nell’articolo 1): "per la conquista della maggioranza della classe operaia", siano sostituite con: "per la conquista dei più vasti strati della classe operaia". Si è detto a questo proposito che l’espressione contenuta nel progetto di statuto è attinta alle tesi presentate da Lenin al III Congresso. Noi sottolineiamo la necessità di una discussione su questo punto e obiettiamo che la commissione degli statuti non è competente a risolvere la questione. La commissione, tuttavia, ha accettato all’unanimità la formula contenuta nel progetto. Io devo ricordare che Lenin, in una lettera successivamente pubblicata, espresse il suo rammarico per avere, al III Congresso, fatte troppe concessioni alla destra. L’espressione di cui parliamo è appunto una di queste concessioni. La formula "conquista della maggioranza della classe operaia” presta il fianco a tutte le interpretazioni statistiche degli opportunisti. Lo stesso Zinoviev, nel rappresentare il suo rapporto, ha polemizzato in merito contro Hula. [“Secondo un articolo del comp. cecoslovacco Hula, prima di pensare alla rivoluzione, si dovrebbe conquistare e organizzare una maggioranza del 99% statisticamente provata!!”].
Noi proponemmo inoltre che fosse aggiunto un punto in cui si esprimesse il divieto di creare frazioni nei partiti. Sarebbe stato piacevole, per noi accusati di mene frazionistiche, trovare l’appoggio degli altri compagni nella lotta contro una simile tendenza. La commissione tuttavia ha respinto all’unanimità questa proposta, dichiarando che l’accettazione di una simile “limitazione” negli statuti dell’Internazionale impedirebbe di creare frazioni nei partiti comunisti qualora ciò si rendesse necessario. Noi respingiamo questa tesi che permette il frazionismo dall’alto, metodo quanto mai efficace di disorganizzazione.
Chiedemmo anche che fosse soppresso il punto in cui si autorizza la creazione di partiti simpatizzanti. L’esistenza di partiti simpatizzanti non solo ha gravi ripercussioni politiche che danneggiano le sezioni nazionali della Internazionale, ma è un fattore negativo per l'Internazionale stessa. In realtà si viene così ad ammettere la possibilità che in un paese esistano due partiti entrambi appartenenti alla Internazionale; cioè si pongono sullo stesso piano i partiti comunisti e i partiti opportunisti. Ciò contraddice alla tesi che in ogni paese esiste un solo partito rivoluzionario, il partito comunista.
Fra le altre proposte che qui non cito, ve n’era un con la quale s’intendeva statuire che i membri delle centrali nazionali e dell’Esecutivo del Comintern devono essere membri da almeno due anni di un partito regolarmente aderente all’Internazionale. Piatniski e la commissione risposero che un articolo così formulato escluderebbe troppi compagni che non rispondono a tali requisiti. giusto, ma ogni statuto impone certe norme di carattere limitativo.
Ripeto che questa breve precisazione non va considerata che come una
dichiarazione di voto. Noi votiamo per gli statuti proposti dalla commissione
perché riteniamo che gli statuti dell’Internazionale debbano essere
votati da tutti, anche quando sono accettati solo dalla maggioranza delle
delegazioni.
Dal Protocollo tedesco, pag. 987/988.