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È di particolare importanza trattare grandezze quantitative misurabili nella ricerca scientifica. Scopo di ogni scienza è la esposizione organica di un dato gruppo di fatti o fenomeni acquisiti alla nostra esperienza, in maniera da porre in evidenza le relazioni che costantemente corrono tra i fatti stessi. La esperienza scientifica di tale relazione dicesi legge. La forma più completa e soddisfacente di una legge scientifica è quella di una relazione tra quantità misurabili (formula matematica). Perché le grandezze siano misurabili occorre poterle riferire ad altre grandezze già note, e in tale riferimento sta in fondo la legge stessa. Esempio: si sa misurare lo spazio (lunghezza) in metri, il tempo in secondi, si misura la velocità prendendo per unità quella di un metro in un secondo; e si applica la legge che velocità = spazio : tempo.
Alcune leggi traducono relazioni, corrispondenti alle esperienze, tra grandezze già tutte note, abbiamo allora una vera nuova scoperta; altre, come quella data in esempio, si riducono ad introdurre deduttivamente una nuova grandezza, e hanno valore di convenzioni teoriche; tuttavia la applicazione ai fenomeni delle loro conseguenze logiche deciderà della loro validità o meno. Non tutte quindi le convenzioni, che definiscono grandezze dando il modo di misurarle e riferirle ad altre, sono ad arbitrio possibili, ma, anche se dapprima assunte quali ipotesi, sono infine o confermate o respinte dall’applicazione ai fatti sperimentali. Così ad esempio colla ipotesi atomica si introduceva la nozione della grandezza «peso atomico» e, mentre per lungo tempo si pensò che fosse un espediente di comodo per far quadrare le formule chimiche, gli studi ulteriori sui dati sperimentali permisero di accertare la reale esistenza degli atomi e di determinare il loro peso tanto assoluto quanto relativo a quello unità dell’idrogeno.
Anticipando una conclusione che potrà far parte di ricerche sulla «teoria della conoscenza» nel sistema marxista, rileviamo anche che il trattare le entità su cui si indaga con misure numeriche e relazioni matematiche tra le loro misure quantitative conduce a rendere le nozioni e le relazioni e il loro possesso e maneggio meno individuali, più impersonali e valevoli collettivamente. Il puro apprezzamento qualitativo contenuto in giudizi e indagini comunicati in parole del linguaggio comune, serba l’impronta personale in quanto le parole e i loro rapporti assumono valore diverso da uomo a uomo secondo le precedenti tendenze e predisposizioni materiali emotive e conoscitive. Sono quindi personali e soggettivi tutti i giudizi e i principi morali estetici religiosi filosofici politici comunicati e diffusi a voce e per iscritto. I sistemi di cifre e le relazioni di simboli matematici (algoritmi) con cui hanno poca familiarità anche molte persone che si affermano colte, tendono a stabilire risultati validi per tutti i ricercatori, o almeno trasferibili in campi più vasti senza che siano deformati facilmente da particolari interpretazioni.
Il passaggio, nella storia della società e delle sue conoscenze, non è certo semplice; è duro e difficile e non privo di ritorni e di errori, ma in questo senso si costituisce il metodo scientifico moderno.
Di alto interesse a tal uopo, e al fine di dare un valore oggettivo reale e materiale alla conoscenza umana, sarà l’esame di «algoritmi» moderni che hanno raggiunto tale potenza da lavorare e camminare «per conto loro» in certo senso fuori della coscienza e dell’intelligenza, e come vere «macchine» per conoscere. La loro scienza diviene non più fatto dell’io, ma fatto sociale. L’io teoretico, come quello economico e giuridico, deve essere infranto!
Volle Marx trattare con metodo scientifico anche i fatti economici umani, analogamente a quanto scienza e filosofia borghese avevano fatto per i fenomeni della natura fisica.
Non usò esplicitamente un algoritmo perché pensava e lavorava, esponeva e combatteva al tempo stesso; ed oltre alle armi del tempo nuovo doveva e seppe usare quelle con cui resisteva il nemico: la polemica l’eloquenza l’invettiva il sarcasmo sotto cui prostrò tante volte i contraddittori.
È nel fragore di questa battaglia che si è costruita la scienza nuova della società e della storia.
Ora è da superare un primo punto: per fare scienza del valore, piaccia o non piaccia agli economisti ideologisti e filosofanti, occorre introdurne una misura, come Galileo e Newton poterono fare scienza della gravità misurando masse accelerazioni e forze. La fecondità del nuovo metodo, pur dando soluzioni suscettibili di futuri più grandiosi sviluppi e non conducendo ad «assoluti veri» estranei alla scienza, sbaragliò e seppellì per sempre le impostazioni sbagliate del passato su tali problemi.