Partito Comunista Internazionale Indice La Teoria marxista della Conoscenza

 

Programma del Comunismo integrale e Teoria marxista della Conoscenza
Il Programma Comunista, n. 20 del 1962








1. Sguardo d’insieme alle nostre riunioni
 

Da alcuni anni la parte finale delle nostre riunioni interfederali, quando l’incalzare dei precedenti temi lo ha consentito, è stata dedicata alle questioni che talvolta indichiamo come di «critica alle filosofie tradizionali», ma che sorgono per via diretta dal nostro compito di rimettere in piedi il programma del partito marxista rivoluzionario quale è da oltre un secolo, lottando con le forze disgregatrici che in continue ondate tentano di travolgerlo nella corruzione. Da non poche riunioni a questa parte è stata svolta oralmente, ma il tempo a disposizione e la mole del lavoro che il nostro piccolo partito deve affrontare hanno fatto sì che non è stato più dato il relativo resoconto. È chiaro che tutta questa fondamentale materia va riordinata e raccolta in un testo del partito a cui molti compagni, e di varie nazionalità, sono da anni impegnati a seriamente lavorare. Di quanto fu svolto a Milano nella seduta della domenica 9 giugno vi è un cenno nella parte finale del nostro resoconto sommario generale dato nel n. 12 di quest’anno. È tuttavia il caso di rifarsi indietro per riunire gli anelli della catena nell’argomento di cui trattiamo.

Vi sono state quattro riunioni di cui i resoconti su queste pagine sono regolarmente apparsi, e di cui i compagni conoscono la importanza.

La prima è la Riunione n. 21 di Torino del giugno 1958. Il numero dato ad ogni riunione facilita la ricerca nel nostro fascicolo bibliografico-cronologico ciclostilato e diffuso nel movimento.

Nella detta riunione si era trattato dei dissensi ideologici simulanti conflitti di tendenze nel seno del «blocco comunista» con riferimento alle aberrazioni revisionistiche, per noi tutte da riprovare, e di russi e di cinesi, albanesi e iugoslavi. Per noi tutti costoro sono fuori della piattaforma del programma marxista rivoluzionario dello storico partito comunista nato con Il Manifesto del Partito comunista (mondiale) del 1848.

Questa decisa critica ci condusse a chiarire, con la consueta stretta fedeltà ai testi classici del movimento, la falsità delle note formule: proprietà di tutto il popolo, della nazione, dello Stato, o anche delle comuni locali, o anche, come presso molti immediatisti antistalinisti non meno da avversare di tutti gli altri, delle categorie di lavoratori o dei lavoratori delle aziende. Questo tema fu svolto a fondo fino a condannare come false in dottrina anche le formule di proprietà della società, estendendo la condanna agli oggetti di proprietà che siano la terra, gli strumenti di produzione, ed anche gli stessi oggetti del consumo. Programma del comunismo non è l’abbattere la proprietà capitalistica o la proprietà privata soltanto, ma di pervenire ad uno stadio della società futura ove non vi sarà capitale e non vi sarà proprietà anche personale.

Nella Riunione n. 22 di Parma del settembre 1959 che insistette sulla lotta a tutti i revisionismi, si passò nella parte programmatica finale (ampiamente resocontata) dalla condanna del falso teorema della proprietà personale a quella della persona, non solo come entità economica ma anche come fattore storico. In questa parte fu svolta la differenza tra il materialismo borghese e quello dialettico marxista. Il primo «gira» tutto nell’individuo e vuole, dopo averlo svincolato dalla creazione e direzione da parte del dio dei fideisti, trarre dalle sue funzioni biochimiche quelle psicologiche ed ideali, alla ricerca di chiavi a cui la scienza borghese si è mostrata oramai impotente, volendo dedurre quello che io penso da quello che mangio, o magari dalle mie malattie; il secondo, il nostro materialismo determinista, si applica alle società e alle classi sociali, e per queste unità, che non considera aggregati di molecole umane, ma organismi di base, lega la sotto-struttura delle condizioni materiali di produzione alle sovrastrutture politiche, giuridiche, culturali, religiose.

Una di queste unità organiche è il partito comunista, che anticipa le posizioni unitarie della classe proletaria che sarà vittoriosa nella cruenta lotta storica, e le posizioni della umanità comunista futura. Anche il partito non si considera aggregato di molecole umane, né di base né di sommità, ma forza rivoluzionaria di sintesi, e tanto è per un solo partito, quello che ha questa oramai configurata dottrina. Questa trattazione sbocca nella condanna dell’odierna dilagante superstizione dei «big» per cui saranno i Kennedy, i Krusciov e simili «Battilocchi» a decidere la storia.

Nella Riunione n. 23 di La Spezia dell’aprile 1959 la parte finale critica fermandosi sui vaneggiamenti dell’IO, attaccò le filosofie borghesi idealistiche figliate da Hegel e mostrò il loro stritolamento da parte del partito marxista, facendo leva sul testo dei Manoscritti economico-filosofici del 1844. In questo sviluppo sono martellate le antitesi: tra comunismo e salario - tra comunismo e danaro - tra comunismo e famiglia, svolgendo la superba visione marxista della tanto obnubilata questione sessuale. Il resoconto è esplicito. Tutto ciò ancora introdotto in quella riunione da una decisissima critica della Russia economica, sociale e politica.

Ampio resoconto fu dato della Riunione n. 24 di Milano dell’ottobre 1959 nella quale alla fine fu ancora più a fondo fatto uso del prezioso testo degli ora citati Manoscritti per mostrare come con essi è posta una pietra tombale su tutte le ideologie storiche deiste o ateiste, e la filosofia come chiave del futuro umano è soppiantata dalla economia storica. La nuova costruzione scioglie con coraggio ed orgoglio gli «eterni enigmi» dell’umano pensiero, e questo scioglimento irrevocabile è nella lettera stessa di Marx giovanissimo il comunismo, azione e dottrina rivoluzionaria.

Il nostro sforzo fu di trarre dal glorioso ma non sempre fedelmente trasmesso materiale delle nostre origini, la tesi fondamentale che tutti questi ponti luminosi che scavalcarono abissi creduti incolmabili raggiungono il vertice nella qualificazione delle eterne menzogne sulla libertà dell’individuo e sulla pretesa «personalità umana», con cui da Est e da ovest ci ammorba, a soli fini antirivoluzionari, l’atmosfera di oggi.

È a questa riunione del 1959 che i nostri resoconti si fermano, salvo qualche brevissimo cenno che è stato dato di volta in volta nei resoconti brevi e generici pubblicati subito dopo la effettuazione di ogni convegno.

Nella Riunione n. 25 di Firenze del marzo 1960 il tema fu ancora trattato con ampiezza, anche indotti dalla trattazione dei modi di produzione precapitalistici, che utilizzava il suggestivo testo dei Grundrisse di Marx.

Risalendo agli enigmi risolti «magicamente» nel 1844 si svolse il rapporto, su cui tanto spesso si equivoca, tra scienza e socialismo. Finora neghiamo che esista una Scienza umana, serbatoio comune a cui ha attinto la forma capitalistica e a cui ancora attingiamo noi. Il socialismo scientifico è il contrapposto a quello utopistico, nel senso che non è un voto morale o mistico per fondare una società migliore colla volontà degli uomini, ma uno sviluppo determinato dai dati reali. Guai se questi li ponessimo come li pone la scienza dei signori borghesi: non ne uscirebbe nessun socialismo, ma la apologia della eternità della proprietà borghese.

Leviamo dunque il grido che lascia perplessi molti accecati dalla forza dei luoghi comuni più triti di: abbasso la scienza! Il problema fondamentale del rapporto tra materia e pensiero la scienza di oggi né osa porselo, né potrà scioglierlo, senza la nuova rivoluzione. Fu affrontato il problema: pensiero senza materia non può esservi, anche per la prima scienza filosofica borghese, poi degenerata in posizioni di conservazione della forma borghese di classe. Ma la generazione lunga e complicata del «pensiero» dallo evolvere della materia, è fatto limitato al nostro pianeta Terra, o può avere sede altrove e in altro tempo? Una uscita da queste strette è data dalla originale posizione dei marxisti: la «conoscenza» è un rapporto non tra sostanze antitetiche tra loro, tra parti non comunicanti della natura. Nella conoscenza la natura materiale è soggetto ed oggetto, il fatto conoscenza è una delle tante «trasformazioni» che non hanno bisogno di Dio, della persona, dell’anima e di tutto questo antico bagaglio.

Fu trattata la intuizione che precede vittoriosamente conoscenza e scienza (pretesa esatta, come dall’ultracafone termine di moda). L’inesatto coglie il vero reale prima e meglio dell’esatto. A ciò fu applicato un cenno sul rapporto tra Arte e Scienza. Perché il prodotto dell’Arte non decade così velocemente come quello della «scienza»? Perché l’Arte segna una tappa della dinamica umana che è la Rivoluzione, la scienza si adagia nella conservazione, tanto più quanto più è la pubblicità dei trovati suoi e della megera sorella, la Tecnica, intesa alla moderna.

Per questo nella nostra concezione l’Istinto ha molte vittorie sulla Ragione (altro feticcio del pensiero borghese) e vi sono posizioni conoscitive che le religioni hanno audacemente anticipate ad una scienza ancora al tempo impossibile. Ancora oggi, sotto il modo capitalistico, la scienza umana è impossibile, e un proletario non alfabeta possiede in dati casi certezze a lei inaccessibili: e non ci scuote la derisione che le chiama mistiche.

Alla Riunione n. 26 di Casale Monferrato che ancora trattò della critica del corso russo e della storia dei modi di produzione, fu trattata a lungo la critica del feticcio della tecnica e della scienza, ma non vi è resoconto diffuso. Fu stigmatizzata la falsa ammirazione per tre secoli di scienza borghese di cui si nutrono i «comunisti» filo-russi nella loro pubblicità ai successi «spaziali». Fu svolta la critica della specializzazione, mania del tecnicismo di oggi, che crea cerchi chiusi e bigotti di mestieranti venduti, impotenti ad ogni visione del mondo reale naturale e sociale. Fu criticato il mito borghese del progresso rievocando alte civiltà scomparse nella storia e migliori di quella cristiana e borghese. Affermammo che la sola scienza sicura ed «esatta» l’uomo la deve cominciare non dalla fisica ma dalla politica storica. Esperti ed universitari di oggi dipendono dalla economia imprenditoriale e dalle sue speculazioni e saccheggi, questa gente di oggi vale il bigottismo dei preti di ieri che del resto oggi ben vivi li fiancheggiano. L’odierno farisaismo accademico e mercantile è più ignobile di tutti i passati oscurantismi, derisi in nome di un mentito progresso.

Nella Riunione n. 27 di Bologna del novembre 1960, che molto si intrattenne sul moto delle genti di colore e sulla storia della Sinistra Comunista internazionale, la parte finale si fermò ancora sul problema del pensiero extraterrestre, partendo dalla sensazionale ipotesi, che si pretese avvalorata dai famosi Manoscritti biblici scoperti presso il Mar Morto in Giordania, di una antichissima discesa sulla Terra di astronavi di altro pianeta che prima diffusero veri di una più sviluppata civiltà, e poi nel partire provocarono coi loro «razzi di lancio» il cataclisma, di cui si rilesse la versione biblica come punizione divina sulle corrotte città di Sodoma e Gomorra. In una scorsa della storia della teoria della conoscenza, formatasi sul nostro pianeta, fu fatto il raffronto fra le antiche e nuove filosofie e annunciato il «capovolgimento della piramide» aristotelica e odierna delle scienze, affermando che per noi marxisti la chiarificazione conoscitiva si attinge prima nella scienza dei rapporti sociali e della serie dei modi di produzione, e da questa base si muove verso le altre scienze dette oggi naturali e date per sicure e definitive, facendo una puntata nelle gravi incertezze che oggi si agitano a proposito della struttura intima delle particelle materiali, e accennando alle teorie sulla «Antimateria» che taluno dice una rivincita di posizioni aristoteliche sulla filosofia scientifica moderna, a riprova che il cammino umano è tortuoso e contraddittorio, e la sua apologia di moda, vana e convenzionale.

La Riunione n. 28 di Roma del marzo 1961, diffusa molto sugli altri temi, non trattò ma rinviò quello della conoscenza nel marxismo. In essa fu preparato il manifesto «antisuino» risposta a quello ignobile degli 81 partiti riuniti a Mosca.

La Riunione n. 29 di Milano del luglio 1961 dopo temi importanti sui moti anticoloniali e la questione agraria classica e presente, è un notevole contributo alla Storia della Sinistra, innesto alla discussione della nota pubblicazione cronistorica degli Annali Feltrinelli una critica del problema cruciale dell’uomo e del partito, per la nostra tesi della non necessità del Capo.

La Riunione n. 30 di Genova centrò sulla critica demolitrice del XXII congresso del partito russo, colle sue ulteriori galoppanti corse alla sconfessione di ogni dottrina rivoluzionaria, e la parte conclusiva seguì quelle specificamente economica e politica inquadrando la insanabile antitesi programmatica colle tavole basilari della dottrina marxista, e a queste collegando il tema teorico generale. Il resoconto ne ha fatto ampio cenno.

La Riunione n. 31 di Firenze del marzo 1962 che tra gli altri affrontò in pieno il tema importantissimo della «questione militare nel marxismo» dovette rinviare l’argomento di critica «filosofica» dopo avere dedicato largo tempo specie alla questione della Cina e del suo preteso estremismo.

La Riunione n. 32 di Milano del giugno 1962 (l’ultima tenuta) dopo ampie trattazioni sul tema Algeria-Francia, e sulla questione sindacale connessa a quella della Storia della Sinistra, ha trattato nella fine l’argomento di critica che abbiamo qui tratteggiato riunione per riunione, occupandosi soprattutto della questione: Determinismo e Causalità.
 
 

2. La vita nel cosmo
 

Si può porre questo interrogativo in una duplice accezione. Vi è su altri pianeti oltre che sulla nostra Terra una vita nel senso organico, vegetale o animale? Vi è una vita di specie animali giunte a quel grado di sviluppo che noi riteniamo di attraversare, ossia di animali ragionanti, pensanti?

Gli ultimi dati delle conoscenze astronomiche ci conducono a numeri di estrema grandezza delle stelle o Soli che possono avere, nella nostra e nelle innumeri altre «galassie» e sistemi stellari, sciami di pianeti. Non tutte per ragioni di ordine fisico e per quanto se ne riesce a sapere hanno pianeti stabili comparabili a quelli del Sole, ma anche se la probabilità è bassa, sarà sempre gigantesco il numero di tali pianeti.

Coloro che hanno tentato l’analisi delle condizioni che rendono possibile la vita, anche nelle forme primordiali, sono giunti alla conclusione che una rata veramente bassissima di tali corpi celesti le può presentare: si pensi a temperatura, pressione, gravita, umidità, e chimismo della atmosfera e della idrosfera se vi esistono, eccetera. Comunque su miliardi forse di corpi in esame ve ne saranno certo in un buon numero ospiti di vita organica, ed è troppo incerto il quesito se germi di questa possano con le meteoriti traversare lo spazio da un mondo all’altro, o se la vita si svolge spontaneamente dal mondo inorganico.

Se però passiamo al secondo problema del pensiero, la cosa si complica ulteriormente. AlIa questione del contare gli innumerevoli corpi si aggiunge quella del conto delle epoche, e compaiono i miliardi gi anni. La Terra li ha certo raggiunti, a parte il Sole, ma in che campo di essi vi è stata la vita, e in quale ancora più ristretto la vita della umanità, nota a noi per non molti millenni?

Lo strano quesito; siamo soli nel cosmo ? se non può meritare risposta negativa; non è tuttavia di soluzione molto «frequente», questo pare certo.

Come poi queste specie cosmiche pensanti possano conoscersi è altro punto di fantascienza. Noi abbiamo sempre detto che non crediamo alla esplorazione con veicoli cosmici, ma possiamo ammettere in casi di estrema rarità uno scambio di segnali...

La onnipotente scienza ancora oggi pochissimo ci aiuta più della metafisica di speculazione da noi ripudiata e dai borghesi non si sa bene se accettata o respinta, sul famoso dualismo (uno dei tanti enigmi da cui il marxismo esce) tra materia e pensiero.

Fino a che su questa misera terra interessi di classe monopolizzano la ricerca e la falsano, poco possiamo sperare di conoscere di fondato.

Fu trattato l’altro aspetto, di questo stesso enigma, se si vuole: determinismo e causalità, o indedeterminismo?

Le scuole moderne della fisica hanno abbandonato il causalismo deciso dei tempi di Galileo, Newton, il cosiddetto: meccanicismo. Chi asserì questa tesi in modo lapidario fu il Laplace, fondatore della meccanica celeste, e per ciò sempre diffamato. Se un cervello potente, egli disse – e non pensava ai robots – potesse scrivere tutte le posizioni e le velocità che affettano le parti di materia che formano l’Universo, gli sarebbe possibile calcolare la posizione di tutte in un qualunque tempo futuro. Poi il pensiero borghese ha inorridito di tale sfida. Era quello stesso Laplace che espose a Napoleone il Grande la teoria sua e di Kant sulla origine del sistema solare dalla nebulosa incandescente primitiva. L’imperatore, severo, disse: in tutto il discorso non ho sentito il nome di Dio! Maestà, rispose lo scienziato, ho fatto a meno di una tale ipotesi.

Oggi tutti hanno troppa paura di farne a meno. Non si sa mai, e se poi esiste e se la piglia a male? La moderna scienza piccolo borghese non è al di sopra di un tale vecchio scherzoso bisticcio.

La genterella di parte borghese ragiona così: il marxismo rivoluzionario posa tutto su un «causalismo» sociale per cui il fatto economico determina la lotta politica. Se il determinismo causalista cade ci liberiamo da questo spettro che ci terrorizza. E se la scienza ufficiale getta via il determinismo in biologia, e meglio ancora nella stessa fisica della natura non viva, ecco una speranza di debellare il mostro rivoluzionario nella guerra sociale.

Povera gente! Noi non accettiamo certo di subordinare la nostra agitazione sociale alla vostra scienza accademica. Voi non sapete andare dalla causa all’effetto e dal passato al presente nella fisica nella astronomia e nella biologia e antropologia. Noi non ci smontiamo: non ci occorre il vostro armamentario di biblioteca e di università: vedendolo vaneggiare godiamo e non ci prendiamo oggi il compito di rimetterlo noi a nuovo: aspettate per questo la dittatura comunista mondiale; e vi serviremo.

Per ora affermiamo scienza certa e sicura la teoria deterministica nella storia e nella sociologia; la vostra morte di classe non la affidiamo ad un trepido probabilismo ma ad una armata certezza. Vacilli pure la vostra fisica splendente or sono tre secoli e la vostra filosofia: da loro non ci serve più altro. Tuttavia seguiamo il corso del vostro pensiero di classe come prova cruciale del vostro decadere e della nostra previsione del crollo capitalistico. Napoleone Primo tornò alla corona al papa e a dio; i discepoli di Laplace trovarono rischioso giurare sul suo temerario determinismo «meccanico». Quando venne Einstein non dichiarò caduto lo sperimentalismo e il causalismo della meccanica classica. Lo portò intatto più in alto.

Non tutti i fisici nucleari delle ultime scuole lo hanno gettato via. Fu Planck, che «atomizzò come la materia anche la energia», a dare le basi al nuovo indeterminismo, sviluppato da Heisemberg colla sua teoria della imprevedibilità dell’esito di ogni esperienza, e quindi di ogni legge (in sostanza) che si può scoprire nella natura. Ma non per questo noi rinunzieremo alle leggi trovate in quel settore di essa, che è la storia, e a quella suprema che il capitalismo soccomberà, e vincerà il comunismo. Heisemberg non è che uno dei tanti convertiti, e lo ha mostrato mettendosi a filosofare in senso non solo idealistico, ma spiritualistico e fideistico.

Il grande matematico italiano Severi e la sua scuola hanno nella storica polemica dei secoli rivalutato, contro Galileo, Aristotele, che voleva che una forza meccanica agisse anche nel moto uniforme dei corpi. Il loro linguaggio è sintomatico: «principio di scambio» «bilancio del moto fisico». Sembra confermare che la economia (scienza di classe per eccellenza) invade il territorio della fisica. Lo sbocco del Severi è geniale, certo, a proposito del problema eterno della causalità. In base alla scoperta delle famose antiparticelle, e stabilito il «mondo di scena» in cui vi è la materia come sempre intesa, e il mondo di dietroscena, ossia della Antimateria; riserva questo alla indeterminazione, e concede che viga il classico determinismo per la Materia del mondo sensibile, trattata finora da tutti.

Noi accettiamo. Nel mondo della materia aristotelica-galileiana che non si confonde con le mistiche astruse della forma, della potenza e dello spirito, vecchio babau metafisico, agisce un determinismo certo e sicuro ed è quello della lotta di classe, della guerra tra partiti. In questo palpabile mondo di avanscena aspettiamo la RIVOLUZIONE. Questa, con la ondata di generazioni non travisate dalla vostra società cretinizzante, rivedrà i vostri testi, le vostre formule, e insegnerà le nuove. Si degnerà di spiegarvi la vostra storia e la vostra Antistoria. Per tanto non farà uso di cattedra, ma della forza e se occorre del Terrore.