Partito Comunista Internazionale Dall’Archivio della Sinistra

"Prometeo" sui fatti di Spagna

 

Gli avvenimenti di Spagna
(Prometeo, n. 47, 1 marzo 1931)


 

La stessa rapidità con cui si sono succeduti i recenti avvenimenti in Spagna denota la gravità di quella situazione, gravità che fu scorta unicamente dagli elementi che militano nell’opposizione di sinistra mentre il centrismo trascurava ogni prospettiva sui movimenti di Spagna meno importanti di «uno sciopero economico di qualsiasi paese».

Resta impossibile la comprensione di questi avvenimenti – sovrattutto per le loro prospettive – limitandosi a considerarli come la diretta conseguenza dell’ammutinamento di Jaca e del pronunciamento di Franco del dicembre scorso. Occorre invece definire il piano su cui si sono svolti gli avvenimenti di dicembre, gli attuali e soprattutto la ripresa che anticipò il dicembre, ed il temporaneo arresto dei movimenti proletari che ha accompagnato la caduta del ministero Berenguer, l’aborto del ministero Guerra e la costituzione del ministero dell’ammiraglio Aznar.

La caduta di Primo de Rivera non ha per nulla significato la vittoria dei partiti cosiddetti di sinistra e costituzionalisti contro la cricca militare e reazionaria. Gli attuali uomini di governo, quelli che aspirano a raccogliere l’eredità di De Rivera, come lo stesso De Rivera, rappresentano tutti gli interessi della stessa classe capitalista che, se agisce in un paese arretrato da un punto di vista economico non può isolarsi affatto dal quadro mondiale caratterizzato dal dominio del capitalismo nella fase della sua crisi mortale. Anche i paesi economicamente arretrati come la Spagna maturano gli elementi delle situazioni definitive, mentre la classe dominante cerca di evitare il suo precipizio, sotto i colpi della rivoluzione comunista, sovrattutto manovrando gli strati della piccola borghesia moltiplicati dalla pluralità delle forme economiche che sopravvivono in un paese arretrato come la Spagna.

Monarchia, clero, borghesia, sentivano che il mantenimento della dittatura di De Rivera preparava le condizioni favorevoli alla formazione di una coscienza di classe e comunista del proletariato spagnolo che aveva dimostrato di voler prendere il cammino della sua lotta rivoluzionaria attraverso i molteplici scioperi generali e le manifestazioni verificatesi sovrattutto dopo il 1917. E De Rivera è caduto perché diveniva improrogabile una modificazione del personale e delle forme di governo in Ispagna per allontanare il braciere delle contraddizioni e dei contrasti di classe sviluppatisi e dalla situazione in Ispagna e dalla situazione internazionale.

Il fatto che solo dopo la caduta di De Rivera si siano verificate le importanti agitazioni proletarie dell’anno scorso, non significa affatto che il nuovo governo di Berenguer abbia fornito condizioni migliori per lo sviluppo di queste agitazioni. Al contrario, Berenguer ha provato che nel campo della repressione violenta egli sapeva andare molto oltre dello stesso De Rivera. Gli scioperi si sono verificati sotto Berenguer come essi si sarebbero verificati sotto Primo De Rivera, perché le ragioni di questi movimenti risiedono nell’aggravamento della situazione economica, nella crisi mondiale resa più acuta in un paese prevalentemente agricolo come la Spagna, appunto per la particolare gravità della crisi agraria mondiale.

Che queste agitazioni proletarie abbiano seguito la caduta di De Rivera, questo significa unicamente la chiaroveggenza della classe dominante che bene convinta di andare incontro a situazioni difficili e non ad agitazioni puramente economiche, ha pensato che di fronte a queste situazioni difficili era necessario preparare nuove armi di combattimento contro la classe operaia. Ed il disegno della monarchia, del clero e del capitalismo era quello di affrontare la nuova situazione cercando di affogare i movimenti insurrezionali nel pantano di una resurrezione del parlamentarismo colorato d’estrema sinistra.

Quando noi intendiamo confondere monarchia, clero e capitalismo in una unica valutazione non intendiamo affatto negare le differenze che possono esistere fra monarchia e clero da una parte e capitalismo dall’altra, differenze risiedenti nella diversità di formazione di classe su cui si basano queste formazioni politiche. Ma monarchia, clero e capitalismo marciano, malgrado queste differenze su un piano di azione unitaria dove l’elemento motore può essere a volta a volta rappresentato dall’una o dall’altra, ma dove una solida unità trova la sua ragione di costituzione per la necessità di affrontare i movimenti rivoluzionari risultanti dall’aggravamento delle situazioni e dei contrasti di classe.

Ma il piano del capitalismo di contenere nel grembo della monarchia e del capitalismo i movimenti dei proletari attraverso la sostituzione di Primo De Rivera con Berenguer il quale osannava alle cosiddette libertà costituzionali, non ha avuto il successo sperato. Nessuno dei problemi economici poteva essere risoluto da Berenguer, mentre si presentava come certa la prospettiva di un nuovo aggravamento della situazione.

Sempre sulla linea di prevenire un’esplosione dei movimenti di classe del proletariato, noi abbiamo avuto i movimenti dimostrativi e piccolo-borghesi del dicembre scorso ove si intricavano gli episodi di eroismo degli insorti di Jaca con la manovra del capitalismo che dettava il programma di conservazione sociale sotto l’etichetta repubblicana.

Ma gli avvenimenti non arrestavano il loro corso né di fronte ai gesti di Franco, né di fronte alla repressione violenta di Berenguer. La miseria estrema delle popolazioni agricole, devastate dalle spoliazioni accresciutesi a proporzioni enormi a causa della crisi, la disoccupazione e i salari irrisori degli operai, tutti questi elementi non facevano che esprimere l’apertura di una situazione in cui cadevano, in una sola volta, un insieme di contrasti storici di classe. Il parassitismo monarchico e clericale si aggrappa disperatamente all’ordinamento semi-feudale delle campagne su cui poggia il dominio del capitalismo. Ora, quando lo stesso capitalismo è diventato un anacronismo storico nell’epoca delle rivoluzioni proletarie, l’ordinamento semi-feudale rappresenta un doppio anacronismo. Questo complica le situazioni determinando condizioni estremamente favorevoli allo sviluppo della lotta proletaria e rivoluzionaria

Di già Engels notava nella sua “Guerra dei Contadini” che una classe, nel periodo del suo declino diviene incapace di realizzare la funzione specifica che essa ha assolto arrivando al potere. Il capitalismo in Ispagna, dove sono notevoli le sopravvivenze feudali, non ha possibilità di sbarazzare il terreno sociale da queste sopravvivenze: questo compito spetta unicamente al proletariato. La situazione attuale che è caratterizzata dall’impossibilità di mantenere in vita il vecchio sistema su cui poggia la Spagna, non può essere risoluta che dal proletariato e tutte le affermazioni politiche cosiddette sinistre dei vari Guerra, Prieto e Franco si spiegano niente affatto sulla linea della possibilità di una realizzazione effettiva della Costituente e della Repubblica, ma sull’altra linea del tentativo di sorpassare una situazione difficile, per evitare movimenti insurrezionali del proletariato attraverso le declamazioni politiche sulla Costituente e sulla Repubblica.

Gli avvenimenti della settimana scorsa sono estremamente significativi a questo riguardo. Berenguer si era prefisso di portare a conclusione la sua missione che consisteva nella riapertura delle Cortés per riaprire il periodo che aveva preceduto l’avvento di De Rivera. La crisi economica ha impedito di contenere degli avvenimenti rivoluzionari in un recipiente di capacità ridicolo quale quello della convocazione delle Cortés per il mese di marzo. Ed allora l’ala destra dei costituzionalisti ha preso una posizione di opposizione alla convocazione delle Cortés. In questo stesso giorno doveva scoppiare il movimento di sciopero dei ferrovieri. Se fosse mancata la manovra astensionista di Romanonès, molto probabilmente si sarebbe verificata l’apparizione violenta del movimento proletario che seppure sarebbe stato sicuramente sconfitto, avrebbe costruito su questa esperienza il dato fondamentale per la vittoria dell’indomani e cioè la costituzione di una organizzazione di guida rivoluzionaria e cioè il suo partito di classe.

Monarchia o capitalismo hanno compreso l’importanza dello sciopero dei ferrovieri e hanno fatto ricorso ai procedimenti dell’alto gioco dell’imbroglio politico. Guerra, l’oppositore d’Alfonso XIII, è stato chiamato per costituire il ministero, mentre il re si disponeva all’accettazione di una quasi abdicazione. Nel frattempo la stampa borghese narrava che il re era andato a pregare sulle tombe dei suoi antenati e pubblicava la fotografia della regina accorata che salutava il re d’Inghilterra.

Tutte uguali queste canaglie. Dopo aver scannato a decine di centinaia i proletari ed aver brindato sui massacri di sangue su cui si erigono i loro troni, divengono dei modelli di vigliaccheria cercando di sollevare sentimenti di pietà e di commiserazione. I proletari di Madrid rispondevano egregiamente sabato 14 febbraio gridando morte al re.

Ma le giornate del venerdì e sabato non potevano raggrinchiarsi nella crisalide di un esperimento di sinistra dove Guerra si accingeva a raccogliere i rappresentanti repubblicani e socialdemocratici che, per effetto di dimostrazione, egli si recava a visitare nelle prigioni.

Lo sciopero ferroviario è stato evitato. Il centro motore di una soluzione definitiva, il proletariato, è stato allontanato ed allora sono riapparse sulla scena le formazioni di punta della reazione sulle quali il re ha poggiato mandando all’aria la combinazione ministeriale che Guerra credeva di avere messo in piedi.

Ed in conclusione abbiamo avuto la costituzione di un governo dove troneggiava la figura dell’assassino di Ferrer combinata con l’ammiraglio Aznar il quale mette in tavola i suoi cosiddetti meriti nella lotta che egli avrebbe voluto scatenare contro l’avvento di De Rivera.

Ma ancora gli avvenimenti non si arresteranno di fronte alla soluzione del governo dei conti e dei marchesi.

Benché non esista ancora una formazione che inquadri il proletariato comunista che possa tirare le lezioni delle esperienze recenti, è certo che entriamo nel periodo in cui le agitazioni proletarie si svilupperanno non solamente ma cercheranno di concludersi verso la costruzione dell’organismo indispensabile per la rivoluzione, del partito politico di classe.

Finora tutti gli avvenimenti svoltisi alla cima dell’organizzazione statale e monarchica si sono svolti in previsione dei movimenti proletari e per evitarli. L’accentuarsi della crisi chiude questa fase della vita politica in Ispagna. Il governo recentemente costituitosi parla chiaramente il linguaggio della repressione e della lotta contro la classe operaia. Questa classe ha occasioni estremamente favorevoli per fare avanzare e trionfare il suo movimento verso la rivoluzione e verso il comunismo.

Si apre il periodo delle lotte di classe estremamente acute di fronte ad un attacco che il capitalismo deve muovere contro i lavoratori nel periodo della crisi economica mondiale. Sulle esperienze di queste lotte una minoranza può trovare l’occasione per inserirsi nel processo delle lotte e per unificare sotto la sua direzione il proletariato spagnuolo.

Questo compito spetta all’avanguardia comunista che deve trovare nella frazione di sinistra l’organo di guida che risolleverà i due problemi connessi della rivoluzione comunista e della risoluzione della crisi del movimento comunista.