Partito Comunista Internazionale "Dall’Archivio della Sinistra"

"Prometeo"
 

Le prime ripercussioni internazionali degli avvenimenti in Germania
(Prometeo, n. 85, 5 marzo 1933)

   

Presentazione (in “Comunismo”, n.31, 1991)

La definitiva sconfitta del proletariato tedesco avvenuta nel gennaio 1933 con l’instaurazione al potere del partito nazional-socialista segnò la definitiva sconfitta del movimento proletario che, dal 1917 in poi, aveva scosso fin dalle fondamenta il potere politico del capitalismo ed aveva fatto tremare la borghesia di tutti i paesi.

Ogni marxista era conscio che le sorti del proletariato, e dello stesso potere sovietico in Russia, dipendevano dall’espansione della rivoluzione a scala internazionale, e la Germania era il paese a cui tutti gli occhi guardavano con speranza.

La Germania che, da un punto di vista geografico, rappresentava il cuore dell’Europa era anche la punta più avanzata dello sviluppo capitalistico con una concentrazione proletaria formidabile.

Da parte sua il proletariato tedesco, temibile anche solo da un punto di vista numerico, aveva sempre dato prova di combattività e coraggio. Quello che alla classe operaia tedesca mancò non fu il valore, mancò un partito rivoluzionario all’altezza del compito.

Anche per il capitalismo, però, la Germania aveva un’importanza vitale e fu proprio in Germania che si manifestarono, nella maniera più classica, tutte le forme della controrivoluzione.

Fu la socialdemocrazia tedesca, il più forte partito della II Internazionale, che, nel 1914, per prima tradì la causa del proletariato. Fu ancora la socialdemocrazia, nel 1919, che passò alla diretta repressione della classe operaia e all’assassinio dei capi rivoluzionari. Fu la democraticissima repubblica di Weimar a ridurre il proletariato alla fame e ad organizzare, in modo del tutto legale e democratico, l’ingresso del partito nazista al potere.

Infine non dobbiamo dimenticare il ruolo controrivoluzionario del partito comunista stalinizzato che fu il vero responsabile della disgregazione delle forze proletarie.

Fino a che la volontà di lotta del proletariato tedesco non fosse stata annientata restava tuttavia in Europa la paura del comunismo, il pericolo che la debole repubblica di Weimar crollasse sotto i colpi della classe operaia. Per scongiurare questo pericolo la Santa Alleanza della reazione si unì in un indissolubile fronte unico in cui trovarono il loro posto socialdemocratici e preti, nazisti e comun-stalinisti, la vinta borghesia tedesca, il capitalismo delle nazioni vincitrici e lo Stato sovietico degenerato.

Il proletariato mondiale, non riuscendo a sfruttare a proprio vantaggio la fase rivoluzionaria che si era aperta in seguito agli sconvolgimenti provocati dalla prima guerra mondiale, non solo aveva perduto un appuntamento con la storia, ma aveva subito una sconfitta peggiore, una sconfitta che avrebbe compromesso ogni tentativo di riscossa per un periodo di tempo indefinito. Una sconfitta della quale ancora oggi risentono le nefaste conseguenze: la dissoluzione dell’organo rivoluzionario di classe.

La Frazione italiana all’estero fu il solo movimento politico che comprese a quali fatti tragici avrebbero condotto gli avvenimenti di Germania. Avvenimenti che si sarebbero aggravati qualora all’interno dei partiti comunisti stalinizzati non fossero sorte delle frazioni di sinistra per la difesa del programma, della tattica e dell’organizzazione proletaria rivoluzionaria. Il proletariato vinto e sottomesso avrebbe perduto ogni connotato di classe indipendente e sarebbe divenuto strumento passivo degli interessi capitalistici. Con estrema lucidità di analisi la Frazione previde che il capitalismo, oramai libero dal pericolo di un attacco rivoluzionario, si sarebbe apprestato a scatenare una nuova disastrosa carneficina imperialistica, ed a questa nuova carneficina la Russia avrebbe preso parte a fianco di uno degli schieramenti capitalistici.

Di fronte a questa prospettiva (testo originale: Di faccia a questa prospettica) fu ancora una volta la Frazione a lanciare l’appello alle opposizioni di sinistra, perchè si dedicassero ad un lavoro serio per la riorganizzazione della classe operaia senza rincorrere facili quanto falsi ed effimeri risultati. Disgraziatamente le Opposizioni di sinistra, che per quanto deboli costituivano comunque una rete ben ramificata, non seppero resistere (e Trotsky con loro) alla seduzione di immediati successi e, ispirandosi alla «politique d’abord», si lanciarono all’inseguimento di qualsiasi illusione movimentista rifiutandosi di analizzare con gli occhi del materialismo dialettico la realtà sociale e politica che escludeva, nel modo più assoluto, una ripresa rivoluzionaria a breve scadenza.

La preoccupazione di essere protagonista degli eventi storici portò il trotzkismo ad ogni tipo di combinazione con la democrazia, con la socialdemocrazia e perfino con lo stalinismo. Questo atteggiamento confusionario, come la nostra Frazione aveva più volte ammonito, contribuì a disorientare il proletariato ed al perdurare dell’egemonia stalinista. Quindi, a prescindere dalla volontà degli individui, il bilancio del trotzkismo è da considerarsi negativo sotto ogni punto di vista.

La Frazione all’estero, nella tremenda tempesta dove tutto naufragò, riuscì, solo, a non abbandonare la bandiera del comunismo rivoluzionario di Marx, di Lenin, della Sinistra italiana, rappresentando la continuità programmatica, ed anche fisica, del partito di Livorno con quello che domani giudicherà le masse proletarie, finalmente libere dalle catene dell’opportunismo, all’assalto del potere borghese.

I due scritti pubblici nel 1933 che di seguito riproduciamo sono un esempio della chiarezza e della «preveggenza» dialettica del metodo di indagine marxista. Non ci son commenti da fare solo leggere e, se non si è marxisti, stupirsi.

 

 


Le prime ripercussioni internazionali degli avvenimenti in Germania

La nostra frazione è il solo gruppo il quale ha – nel campo delle opposizioni – sollevato una duplice prospettiva degli avvenimenti in connessione con l’avanzata fascista in Germania. È noto che il compagno Trotzki ha sollevato la visione di una concentrazione del capitalismo internazionale intorno a Hitler per la guerra contro la Russia. Da gran tempo noi abbiamo indicato che una delle conseguenze del "socialismo in un solo paese" poteva consistere nel fatto che lo stesso Stato soviettista, invece di restare il polo di concentrazione del proletariato mondiale, discendeva sullo scacchiere delle competizioni interimperialiste. E non seguendo la direttiva di Lenin, per manovrare fra i gruppi di briganti, ma per diventare l’elemento dell’una o dell’altra costellazione di questi briganti.

Immediatamente dopo l’entrata di Hitler al governo ed alla tensione internazionale che vi ha corrisposto, la stampa centrista ha posto il problema di Versailles, della liberazione del "popolo" tedesco dalle catene dei trattati detti di pace. Ma quello che è enormemente più grave è che l’Internazionale Comunista non ha nemmeno sentito il bisogno di lanciare un manifesto al proletariato internazionale, che nessuna campagna di natura internazionale è stata prestabilita, che gli avvenimenti tedeschi sono presentati come di secondaria importanza dalla stampa di partito.

Frattanto si delineano i due gruppi di briganti: gli Stati fascisti e gli Stati antifascisti. L’Internazionale Socialdemocratica parla senza equivoci. Nel suo manifesto del 19 febbraio scrive: "In piedi per la lotta contro il fascismo! In piedi per la lotta contro la guerra!"

E nel contesto del manifesto si legge: "I progetti di formare un blocco degli Stati fascisti e di opporli alla Francia ed ai suoi alleati dell’Est minacciano ormai di dividere l’Europa in due campi nemici armatisi l’uno contro l’altro". L’Europa sa, per la sua sanguinosa esperienza, dove conduce la politica delle alleanze. E se si vuole comprendere quale sarà la posizione dell’Internazionale Socialdemocratica fra questi due campi, basta scorrere la stampa: in Francia si mostra che – come conseguenza del fascismo – la Repubblica, la libertà sono in pericolo ed in Belgio si va molto oltre ed i socialdemocratici insorgono di già contro il governo che non impone alla Germania il rispetto di Versailles (incorporazione nella polizia delle forze armate del fascismo), si constata che la demilitarizzazione della riva sinistra del Reno è di già compromessa e ci si pone alla testa dello sciovinismo. Nessun dubbio che nel caso di una guerra fra Stati fascisti e Stati antifascisti, il posto della socialdemocrazia sarà, nel campo dei secondi e da quella tribuna si chiamerà – come nel 1914 – a difendere il capitalismo democratico, di quella democrazia che conoscono magnificamente i proletari d’Indocina.

L’Internazionale socialista fa una proposta ai centristi per entrare evidentemente nella sua orbita. Frattanto Herriot lavora nella stessa direzione per conquistare la Russia agli interessi della Francia e prospetta la visione di un’alleanza poggiata sul socialismo e sul "comunismo ammansito".

La Russia finora manovra e si guarda bene dall’attenuare i suoi rapporti con la Germania. Che nessuna incompatibilità esista fra la Germania fascista e la Russia soviettista questo è provato dalle dichiarazioni di Hitler il quale ha detto che il "comunismo non è una questione di Stato", che dunque si può benissimo conservare degli ottimi rapporti con la Russia senza, per questo, incontrare il minimo ostacolo nella lotta contro il comunismo. Il generale von Seeckt va ben oltre e preconizza un rafforzamento dei rapporti con la Russia per la lotta contro la Francia.

Noi abbiamo sempre sostenuto che tanto più si allontana l’uscita delle situazioni attuali verso la rivoluzione, tanto più si presenta il pericolo della caduta di queste situazioni verso la guerra. Noi abbiamo da anni presentato la visione dei blocchi di domani ed indicato la duplice maschera dei capitalismi per trascinare il proletariato al macello.

Di già la possibilità di una guerra si intravede nelle alleanze che si preparano e di cui una manifestazione si è compiuta nella costituzione di una specie di organismo che collega la Piccola Intesa. L’affare di Hirtemberg è molto significativo a questo proposito.

La stampa centrista ha cessato di presentare il pericolo della guerra mondiale contro la Russia. Ma essa non ci ha detto quale sarà la posizione della Russia per la guerra imperialista che si prepara.

Noi sappiamo fin d’ora che il centrismo porterà sicuramente lo Stato soviettista in una delle due combinazioni dell’imperialismo ed allora tutte le maschere cadranno e l’ora del tradimento sarà definitivamente scoccata giacché, alla direttiva di Lenin, sarà sostituita l’altra giustificazione di quell’alleanza che permette il successo del socialismo in un solo paese.

Quanto alla socialdemocrazia essa, come nel 1914, chiamerà il proletariato a difendere la patria detta democratica del capitalismo.

Spetta alle frazioni di sinistra di agire oggi per la difesa del proletariato internazionale, come spetterà ad esse di riprendere la bandiera del comunismo che il centrismo sicuramente tradirà.