Partito Comunista Internazionale "Dall’Archivio della Sinistra"

"Prometeo" sui fatti di Spagna
 
 
 

Il capitalismo mondiale drizza, in Ispagna, il palo d’esecuzione del proletariato spagnolo ed Internazionale
Il significato reale del Comitato di non Intervento negli affari di Spagna
(Prometeo n.138, dell’ 1 novembre 1936)

Contro la "industrializzazione" dei cadaveri sui fronti militari,
per la ripresa delle lotte classiste!

L’unica arma di classe
(Prometeo n.139, del 22 novembre 1936)

  

 

Presentazione (in “Comunismo” n.33, 1992)

I due articoli che seguono, ambedue tutti del periodico “Prometeo”, organo quindicinale della nostra Frazione all’estero, del novembre 1936, riflettono persino nello stile l’aspetto tragico che assunse in Spagna l’attacco contro il movimento proletario, l’unico ancora in grado di sollevarsi dopo l’ondata controrivoluzionaria che seguì la vittoria dell’Ottobre ed i tentativi rivoluzionari degli anni ’20 in Europa.

La Frazione riuscì in quel terribile turbine reazionario che, spezzando le tradizionali divisioni tra le classi, portò il proletariato a lottare fianco a fianco col proprio nemico nel nome dell’antifascismo, a restare ferma sulle posizioni classiche del comunismo rivoluzionario, anche se fu un processo non indolore, dato che una parte dei compagni abbandonò l’organizzazione. La nostra Frazione fu l’unica a resistere, e potéfarlo, restando attaccata, con le unghie e con i denti, in un momento in cui tutto sembrava essere “cambiato”, al nostro programma storico, alla classica analisi marxista sul rapporto tra le classi. Ancora una volta dobbiamo ripetere che, leggendo queste pagine che “tradiscono” la partecipazione profonda al dramma che si stava svolgendo in quei giorni e la momentanea “impotenza” dei militanti rivoluzionari contro la canea controrivoluzionaria, ci appare davanti la tragica attualità della guerra nell’ex Jugoslavia, le stragi di proletari, le manovre imperialiste per approfondire ed allargare il conflitto impedendo ogni reazione classista, mentre il partito ancora una volta sembra “impotente”, incapace di far udire la sua voce al proletariato. Ma il fatto stesso che le posizioni della nostra Frazione siano ancora vive, vengano oggi riprese e ripetute avendo trovato, a distanza di sessant’anni, una conferma terribile dalla seconda guerra imperialista, dai fronti resistenziali, dall’antifascismo e dal pacifismo, ci conferma che è solo ricollegandoci a questi princìpi, a questa netta linea politica scevra da ogni compromesso con le classi nemiche, che potrà esservi, e vi sarà in un futuro non lontano, la ripresa della lotta di classe e la vittoria rivoluzionaria comunista.

  

 


Il significato reale del Comitato di non Intervento negli affari di Spagna

Su proposta del governo francese di Fronte Popolare è stato costituito, da circa due mesi, il "comitato di non intervento negli affari spagnuoli" dove figurano tutti i rappresentanti del Capitalismo mondiale; gl’incaricati della Francia e Inghilterra democratiche, dell’Italia e Germania fasciste, della Russia Sovietica, per limitarci ad indicare le grandi potenze. Non è difficile immaginare le condizioni nelle quali dovevano svolgersi le sedute di questo Comitato, il quale d’altronde non ha tenuto molte riunioni e questo non perché mancasse materia al lavoro giacché tutti i giorni si apprendevano notizie d’invio di armi, rifornimenti e uomini, ma per un’altra ragione. Questo Comitato di "non intervento negli affari spagnuoli" non era in realtà che il "comitato d’affari e d’intenso intervento contro il proletariato spagnuolo ed internazionale". Poiché malauguratamente il successo dei traditori è stato totale in tutti i paesi – Spagna compresavi – poiché tutto marciava a meraviglia negli interessi del capitalismo mondiale, nessuna ragione esisteva per frequenti riunioni di questo Comitato. Che la nostra interpretazione sia esatta non è difficile rendersene conto da un’analisi sia pure sommaria degli avvenimenti.

 Tutti gli Stati avevano dunque proclamato il non intervento. Non ve n’è uno che lo abbia applicato, non gli Stati fascisti, né quelli democratici, né il soviettista: tutti sono intervenuti in una solidarietà di ferro dettata dalle leggi della società capitalista, tutti si sono gettati contro il proletariato rivoluzionario sia attraverso l’appoggio alla destra reazionaria di Franco che alla sinistra del Fronte Popolare ed all’estrema sinistra del blocco che governa in Catalogna con l’appoggio del P.O.U.M. e della F.A.I. Vi sono state polemiche degli antifascisti contro i fascisti ma questo era per infinocchiare i proletari. La guerra del 1914-1918 ci ha provato che gli affari si fanno magnificamente anche con il "nemico" ed a colpo sicuro si può affermare che, quando si paga in contanti, le ordinazioni sono immediatamente accettate dall’uno e dall’altro campo.

Esse saranno perfino accettate da parte di proletari e quando questi avranno versato i soldi, si avvertirà la polizia che "scoprirà il bottino": avviso ai proletari attorno a cui girano oggi provocatori e speculatori sotto la benevolente attenzione dei ministri del Fronte Popolare.

Ecco le condizioni reali in cui lavora il "Comitato di non intervento". Il rappresentante francese è il primo che dirà: se gli altri non rispettano il patto noi dovremmo riesaminare la convenzione nel suo insieme. Quello russo, con molto ritardo, proclamerà: il Ministro spagnolo Del Vayo ha fatto delle rivelazioni schiaccianti a Ginevra, poiché la neutralità non è rispettata io riprendo la libertà d’azione. Le jene fasciste, Grandi in prima linea, non si sognano nemmeno di confutare le accuse, non ve n’è bisogno. Fin dal primo momento Mussolini e Hitler, i quali avevano detto che il patto doveva applicarsi a tutti i rifornimenti e non solo alle armi, avevano sollevato il problema delle sottoscrizioni ma non quello dell’invio di materiale umano in Ispagna giacché l’invio di soldi – semplice pretesto polemico d’altronde – era una violazione del patto, ma non la formazione e l’invio di legioni. Grandi ha la sua collezione di "Giustizia e Libertà", dell’ "Avanti" riformista e massimalista, del "Grido del Popolo" e dovunque, con lusso di fotografie, si dà la prova palmare che in Francia si viola apertamente il patto. Ma non vale la pena di sortire questa documentazione, poiché l’obiettivo reale non è quello di "non intervenire" in Ispagna, ma l’opposto, di "intervenire" solidarmente per offrire all’uno e all’altro braccio del capitalismo, al destro reazionario ed al sinistro del Fronte Popolare con l’annesso catalano, armi ed uomini per il massacro della classe proletaria.

La Russia ha proclamato la sua libertà d’azione, nel contempo l’Internazionale socialdemocratica e l’Internazionale sindacale di Amsterdam hanno lungamente discusso, per arrivare a quale conclusione? Di chiamare le masse non a scatenare dei movimenti di classe contro i rispettivi capitalisti, ma ad esercitare una pressione energica sui rispettivi governi affinché "levino il blocco" contro il governo spagnuolo. Ma questo blocco è mai esistito? La collezione della stampa del Fronte Popolare è là a provare che se a Maiorca sono scesi i fascisti italiani, si ingaggiano a grande reclame i proletari a partire per la Spagna.

Resta il problema delle armi, degli aeroplani. A questo proposito occorre guardare in faccia la realtà e questo ci permetterà di sventare l’inganno dei traditori. Al principio degli avvenimenti l’enorme maggioranza dell’aviazione era dalla parte del governo; se quest’arma è – come si dice – la causa essenziale della superiorità militare della destra rifornita dal fascismo italiano e tedesco, o perché mai al principio non se n’è fatto uso contro i territori che la destra aveva conquistato, o perché non lo si è fatto quando la destra si serviva dei pochi aeroplani che aveva per comunicare con l’Alcazar di Toledo e rifornire altre città accerchiate? Ed oggi che, nel campo della marina, la superiorità appartiene ancora al governo, perché quest’arma non viene impiegata? Ed infine le fabbriche di armi, l’industria di guerra che sono nelle mani del governo non producono forse armi a sufficienza? Ma tutti sappiamo che se i proletari italiani avessero avuto la millesima parte delle armi che possiedono oggi gli operai spagnuoli, le bande fasciste sarebbero state distrutte come delle cimici. Ma una rivoltella in mano ad operai che combattono sul loro terreno di classe ha una forza politica proletaria, un cannone nelle mani di un proletario scaraventato nel fronte nemico ha una forza politica non proletaria, ma capitalista.

Lo sviluppo degli avvenimenti spagnuoli aveva determinato non pochi proletari alla riflessione. Le vittorie sanguinose della destra reazionaria si verificavano dopo che si era data per sicura la disfatta dei bianchi, ed i proletari – dopo tre mesi di crudeli esperienze – erano portati a chiedersi se infine l’impostazione stessa della lotta non fosse contraria agli interessi ed agli obiettivi della loro classe. Di già si verificava un’allentarsi della pressione dei traditori sui proletari rivoluzionari i quali non si confidavano più come in avanti alla manovra nemica. Dopo la dichiarazione russa al "Comitato di non intervento" assistiamo da una parte all’intensificazione degli appelli per le partenze per la Spagna, dall’altra al fatto che non pochi proletari si attendono una modificazione della situazione e si apprestano a partire per la Spagna.

Cominciamo con l’osservare che questa presunta necessità di uomini, di combattenti, è la smentita di quanto si era detto finora da parte di quelli che chiamano ai nuovi arruolamenti ed i quali avevano detto che quello che mancava non erano gli uomini, ma le armi. E veniamo alla questione essenziale. Su quale piano può svolgersi l’azione dei differenti governi su cui si farebbe pressione e per il momento su quello russo? Nessun dubbio è possibile: sul Fronte degli interessi del capitalismo mondiale. Il proletario che si mettesse al servizio del suo nemico non farebbe solamente sacrificio della sua vita, ma rappresenterebbe un nuovo elemento di inganno per il proletariato spagnuolo. In effetti, quando un operaio di un altro paese giunge, immediatamente i proletari del paese accorrono a lui per avere il suo consiglio, un’indicazione sulla via da intraprendere per fare faccia all’attacco nemico. Il proletario che arriva con l’intenzione di incorporarsi nelle milizie cosiddette proletarie, e che sono e sono sempre state degli strumenti del nemico capitalista poiché dipendenti dalla macchina statale borghese, questo proletario rappresenterà un nuovo incoraggiamento per gli operai spagnoli a persistere in una via che conduce al progressivo macello di vite e di organizzazioni proletarie.

Queste considerazioni che non sono il frutto delle nostre riflessioni, ma una inequivocabile e terribile lezione degli avvenimenti devono incitare i proletari a rispondere ai traditori che essi non partiranno per la Spagna, che essi vogliono restare fedeli all’internazionalismo proletario il quale non significa concentrazione in un solo settore della lotta, ma continuazione della lotta di classe in tutti i settori del capitalismo mondiale. In Russia, in cui si assassinano i proletari il cui crimine è di avere appartenuto al corpo dirigente della rivoluzione russa, in Italia e in Germania dove si massacrano tutte le minime opposizioni, nell’impero britannico che reprime con feroce violenza le sommosse in Palestina, in Francia dove si scaglia la polizia contro gli scioperanti, in tutti i paesi infine. E la sola direttiva proletaria per manifestare realmente la solidarietà con il proletariato spagnuolo consiste nel passare alla lotta contro il capitalismo del paese dove si risiede. Come in Ispagna, nelle località che il fascismo non ha conquistato il potere, il dovere del proletariato consiste a profittare delle più grandi possibilità di lotta per attaccare la macchina dell’oppressione capitalista per potere così indebolire la stessa macchina nei territori detenuti dai bianchi con il terrore, così negli altri Paesi è solo indebolendo il capitalismo francese ed inglese che si può aiutare realmente il proletariato spagnuolo nel suo insieme. Dove regna la reazione fascista è mille volte più difficile di scatenare le lotte di classe, ma questo significa che se nelle altre località – dove le possibilità esistono ancora – i proletari, invece di impiegarle, cadono prigionieri della manovra dell’antifascismo e si integrano nel fronte della difesa del capitalismo democratico, essi non fanno in definitiva che rafforzare la macchina capitalista anche nell’altra zona, rafforzando così le possibilità della vittoria dell’attacco fascista.

Come vi sono due classi, vi sono due fronti di classe: il capitalista e il proletariato. Le leggi della lotta di classe determinano la natura dei due fronti opposti. Non si evolve dall’uno verso l’altro, ma una volta entrati nel fronte capitalista se ne diventa strumenti e complici e questo con la stessa logica necessaria che dirige le situazioni e la storia. Il proletariato rivoluzionario può trovarsi oggi, di fronte ad una costellazione nemica troppo forte, nell’incapacità di capovolgere la situazione, ma per conquistare il diritto a capovolgerla quando le situazioni lo permetteranno, esso ha il dovere di non accreditare la manovra nemica. Un proletariato rivoluzionario che accetta l’ordine dei traditori di partire per la Spagna diviene il portatore di un consiglio nemico nelle fila già talmente crudelmente provate degli operai spagnuoli.

In Ispagna il palo di esecuzione del proletariato spagnuolo ed internazionale è drizzato. Dopo la vittoria del fascismo in Germania, il Fronte Popolare si è assunto il compito di corrompere, di snaturare la coscienza dei proletari in Francia, esso oggi con la divisa del "levate il blocco della Spagna repubblicana" manda quanti più proletari può nelle braccia della reazione sanguinosa di Franco. Il dovere del proletario è di riconoscere nel traditore che lancia l’appello la funzione che gli si vuole fare svolgere: esso non rischierà, esso non darà la vita per tradire la sua classe, esso non obbedirà come lo fecero nel 1914 i proletari dei differenti paesi. Incapace oggi di vincere il nemico esso acquisterà la capacità politica per batterlo domani alla sola condizione di non servirlo oggi.