|
|||
|
La concordia di Lor Signori (“Il Socialista”, n.29 del 10 dicembre 1914) |
Lo prevedemmo. Tutti i partiti costituzionali si sono stretti intorno al governo per dichiarare solennemente la loro concordia nell'ora che volge, mentre ci minaccia la guerra. Viva l'Italia! Se tutti i partiti che vivono nell'orbita delle istituzioni rinunciano a una eventuale opposizione politica, lasciano incontrollata l'opera del Ministero, danno insomma carta bianca al Governo di Salandra, mettendo il re e i suoi consiglieri nelle condizioni effettive di un regime assoluto – e tutto ciò oggi che alla dichiarazione di guerra non ci siamo ancora – e tutto ciò senza nessun affidamento del Governo sull'effettivo indirizzo della sua politica estera – vuol dire che, domani, dinanzi alla realizzazione della guerra, tutti i partiti borghesi si fonderanno nella concordia nazionale (o borghese, come ben disse Treves) senza neppur discutere se si andrà in guerra con gli uni o con gli altri, contro i tedeschi o contro gli alleati. Questo il risultato evidente, palmare, dell'equivoca commedia di Montecitorio. Si rassegnino i francofili, e i cosiddetti rivoluzionari intervenzionisti.
Solo un partito si è opposto alla politica governativa, ma questo partito è il nostro, che promette tutta la sua avversione a qualunque guerra nella quale si tenterà di trascinare le masse. Vi sono i voti di pochissimi repubblicani, chiusi nella contraddizione ferrea che attanaglia il loro partito tra la negazione delle istituzioni monarchiche e il desiderio che la monarchia proclami e conduca la guerra contro gli imperi tedeschi. La conclusione è che noi socialisti saremo soli domani a tentare di fronteggiare la guerra, in qualunque senso essa venga fatta – mentre gli altri partiti, compresa la democrazia francofila, si bloccheranno intorno al governo, senza discutere, sotto pretesto che, a guerra proclamata, turbare l'interna concordia del Paese è tradimento verso la patria. Così, se la politica equivoca della monarchia seguiterà ad ottenere il successo che le ha decretato sabato il gregge dei medagliettati, restano ancora moltissime probabilità che la guerra si faccia a fianco della Germania e dell'Austria. Tale l'opinione non solo nostra, ma di uomini assai competenti al riguardo.
Noi, convinti sempre più che qualunque guerra è un trionfo della politica borghese, è una vittoria dell'oppressione e dello sfruttamento capitalista contro il proletariato, è un attentato al socialismo e alle tendenze rivoluzionarie, restiamo immutati al nostro posto di battaglia.
Chi può d'ora innanzi accusare la nostra campagna neutralista di solidarietà con le tendenze dei clericali, dei reazionari, del Governo e della Monarchia? Non certo la democrazia giolittiana e cortigiana che ha soddisfatto tutto il suo ardente irredentismo e la sua inguaribile francofilia, spellandosi le mani per le ipocrite declamazioni salandrine e castrandosi da sé stessa colle sue chiassose intenzioni di opposizione antitriplicista.
Siamo lieti del contegno dei nostri compagni deputati e ancor più lo saremmo se l'on. Treves non avesse creduto di rinnovare la solita sofistica dichiarazione dell'adesione socialista alla guerra “di difesa”.
No: le vie sono due: o si teme l'accusa di traditori della patria, e si dovrà essere solidali con la borghesia militarista nelle sue avventure – o si nega ogni avvicinamento alle istituzioni borghesi, sulle quali deve ricadere tutta la colpa della barbarie guerresca, mentre noi aneliamo a travolgerle nella realizzazione del socialismo.
Da una parte andranno i borghesi e i transfughi del socialismo, dall'altra resterà il partito nostro in nome di tutto il suo programma. Sarà domani il proletariato con noi? Speriamolo; ma anche se ciò non fosse, attenderemo sicuri dall'avvenire le nostre vendette!