Partito Comunista Internazionale Testi sulla guerra imperialista


I dogmi e la realtà

(“Avanti!”, del 24 novembre 1914)

Il coro di biasimi e deplorazioni che si stabilisce intorno al Partito socialista quando questo delibera il proprio atteggiamento in merito a una data questione, é di una petulanza stomachevole. Gente che ignora la portata e l’ambiente del movimento socialista, scribi vuoti e noiosi venuti su dall’eclettismo ignorante del giornalismo di mestiere, tutti si sentono autorizzati a montare in cattedra quando si tratta di trinciar giudizi sulle direttive del nostro Partito. Tre o quattro frasi insulse fanno il giro di tutti gli articoli critici, che, dopo aver messo in evidenza la cecità intellettuale e la svirilizzazione politica dei socialisti, terminano con la solita elegia e il solitissimo De profundis.

Così è avvenuto non solo ora, ma quando il partito pencolò verso il riformismo regio, quando tornò all’intransigenza, quando avversò l'avventura libica, quando si liberò del cancro massonico ... È di una infantile evidenza che per soddisfare tutti i suoi avversari – anche sotto la veste di provvidi suggeritori di disinteressati consigli! – il Partito dovrebbe... non esistere. Mentre esso invece vive e prospera ognor più – e da ciò la limpida logica di lor signori deduce l'incompetenza e la inettitudine di quelli che ne fan parte e lo dirigono.

Oggi, troncando il preambolo, é assodato, per i filistei, che noi siamo fuori di strada. Siamo masticatori di formule, e la nostra ostinazione nell’osservarle sarebbe pari alla nostra asinità nel non accorgerci che la signora “realtà” le ha demolite, ad uso e consumo dei necrofori del socialismo. Inoltre solo la nostra stupidità congenita potrebbe spiegare il nostro orgoglio di monopolisti della verità... Infatti noi socialisti, fautori della neutralità assoluta e oppositori di tutte le guerre, pretenderemmo appunto di essere pervenuti alla nozione di quell’assoluto escluso da tutte le filosofie della gente per bene, che su di un “illuminato relativismo” astratto... ha bisogno di costruire il suo “comodo opportunismo” nella vita e nella politica. A cavalcioni di queste inaudite metafisicherie, accreditate da qualche forte cervello ormai dedito a esercitazioni morbose, non c'è asinuccio che non si senta in forza di seppellirci sotto il peso della sua superiorità, assimilandoci a un gregge di fanatici credenti, guidato da una combriccola di sagrestani... Roba da matti, semplicemente!

Ma perché, diciamo noi, non si cerca di penetrare un po' meglio le complesse motivazioni del nostro atteggiamento? Perché limitarsi alla critica di qualche frase nella quale le nostre direttive sono a tempo opportuno compendiate per una necessità, oserei dire, tecnica del movimento di partito? Dare del semplicista e del dogmatico al proprio avversario é comodo infingimento polemico, che serve il più delle volte a sfuggire la confutazione di tutti gli argomenti prospettati. E nelle nostre file, perdìo, si discute, si esamina, si vaglia (anche troppo) ogni decisione dei nostri organismi direttivi, e il credo che ci si presta per artificio dialettico non é nella mente e sulle labbra del più modesto dei nostri militanti!

La frase “neutralità assoluta” serve ormai a designare, nel corrente linguaggio politico che si crea e si disfa continuamente, la tendenza sostenuta dalla Direzione del Partito socialista e dalla maggioranza dello stesso in riguardo alla situazione internazionale, tendenza che si riattacca a complesse motivazioni e si diffonde in diversissime sfumature. Il semplicismo non é nostro, é di chi discute o critica “ad orecchio”, fabbricando su quella espressione più o meno grammaticalmente felice ed esatta, le gratuite accuse di “impotenza”, di “vigliaccheria”, di “negazione della realtà”, ecc.

Noi non ci sogniamo di essere pervenuti a quel tale “pauroso assoluto” della filosofia che tanto ha allarmato taluno. La nostra posizione politica si ricostruisce assai più facilmente, senza bisogno di abbandonare questa terra per acchiapparci alle nuvole.

Il socialismo, modo di pensare la realtà della vita che ci circonda e che si é svolta fino a noi nel corso della storia, metodo di azione diretto a determinate finalità reali del proletariato, aveva finora nella sua dottrina, nella sua esperienza pratica, considerando una congerie di fatti, dedotta e affermata una sua generica antitesi con le istituzioni e le funzioni del militarismo e iniziata un'azione contro le manifestazioni di esso. Questa azione può oggi essere stata più e meno sopraffatta negli avvenimenti di cui fummo testimoni ma – ed ecco la nostra tesi tutt'altro che aprioristica – gli avvenimenti stessi non hanno distrutta quella generica antitesi E nel campo della politica, i socialisti italiani hanno ragione di ritenere che tutte e due le guerre oggi possibili per lo Stato italiano rivestono quei caratteri in base ai quali il socialismo proclama la sua avversione alle guerre in genere.

Gli intervenzionisti socialisti ritengono invece che una delle due guerre assuma tale fisionomia da meritare l'incoraggiamento del proletariato perché lo Stato si induca ad iniziarla. Dov'é dunque il mostruoso assoluto delle nostre asserzioni? La divergenza si agita più che mai nell’ambito della realtà e della vita. Il socialismo, dottrina dedotta dalla realtà, non si é mai portato al di fuori di questa, perché altrimenti la sua dialettica cadrebbe come un castello di carte.

La tesi dialettica che noi socialisti neutralisti possiamo affermare, dopo aver considerato quanto oggi avviene, é questa: le ragioni che ispirano l'avversione delle classi lavoratrici alle imprese militari possono dedursi, anzi in modo più ampio, dai fatti e dai lineamenti della guerra presente, e dalla attuale situazione del proletariato di tutti gli Stati, belligeranti o neutri che siano.

E qui siamo nel vasto campo della disamina e della valutazione degli ultimi avvenimenti, campo nel quale ognuno può errare nel dar peso a questo o quell’altro coefficiente, ognuno può essere trascinato dalla sua tesi a sforzare qualche aspetto della questione, ognuno può fare appello all’efficacia retorica di argomenti basati su sentimenti più o meno diffusi anziché su sode ragioni. E su questo campo la discussione é apertissima. Ma credono proprio gli intervenzionisti, che da tre mesi ci avventano addosso tutte le catapulte della retorica, che fanno appello a tutti i sentimentalismi più vieti, di essere sereni e obiettivi in misura maggiore di noi?

Noi accusati di apriorismo, dogmatismo e così via – richiediamo ostinatamente una limpida esposizione dei vantaggi reali dell’intervento italiano dal punto di vista delle classi lavoratrici. Ma restiamo delusi. Poiché dinanzi alla nostra interpretazione del cataclisma, ispirata alle linee fondamentali del socialismo marxista (dal quale non partiamo con gli occhi chiusi ma a cui ci vediamo ricondotti tenendoli ben aperti) non abbiamo ancora trovata nei fautori di una tesi così piena di responsabilità come quella dell’intervento, una solida e plausibile valutazione da cui scaturisca che la guerra in pro della Triplice Intesa gioverebbe al proletariato d'Italia e alla causa del socialismo. Che gli intervenzionisti, ficcatisi sino al collo in un pelago di argomenti intricati come matassa indipanabile, non sono affatto d'accordo tra loro, né con sé stessi, altro che nel grido... fascinatore: guerra!

Sentiamone uno (A. Labriola, “Propaganda” di Napoli del 15 novembre): «Non vi é dunque nessun motivo di fantasticare il conflitto tra il mondo germanico e l'occidente come un conflitto tra la democrazia ed il militarismo, per rendere plausibile una specie di parteggiamento del socialismo per la causa del mondo Occidentale; perché poi anche il democratico Occidentale é militarista e lo diventa sempre più».

Secondo alcuni la guerra attuale é l'urto storico delle grandi nazionalità. Ma il Salvemini invece sostenne nella conferenza di Milano che non si deve credere che questo sia il principale movente della guerra, dovuta invece ad un complesso di cause tra cui primeggia l'interesse della classe dominante... Chi vuole la guerra per odio ai tedeschi, chi per “liberarli” dal kaiserismo. Qual socialista rivoluzionario si é commosso al pericolo che corre la democrazia borghese, quale agli accenti degli irredentismi nazionali...

Si é escogitato anche il ritorno del potere temporale dei Papi possibile se l'Italia sarà assente dal Congresso della pace! E potremmo seguitare.

Concludendo? Noi chiediamo, pregiudizialmente, un po' di equanimità per le nostre opinioni e la nostra missione, se non dagli avversari di cui sappiamo i moventi, almeno dai compagni di ieri che oggi sono fautori della guerra. Perché, senza pretendere di aver conosciuto l'ultimo segreto dell'essere, crediamo però che nel nostro atteggiamento ci conforti una cosciente visione della realtà e un senso della nostra responsabilità tali da non permettere proprio a nessuno di trattarci senz'altro da idioti e da vigliacchi.