Partito Comunista Internazionale Testi sulla guerra imperialista


La parola ai fatti

(“Il Socialista”, n.31 del 31 dicembre 1914)

Gli avversari del partito socialista e della sua campagna contro la guerra hanno troppe volte ripetuto che le nostre opinioni sanno di dogmatismo e che noi rinunciamo a tenere in giusto conto i fatti e la storia per limitarci a una negazione pregiudiziale, perché sia continuamente necessario portare invece il nostro esame più obiettivo sugli avvenimenti, dimostrando che proprio da questi trae continue riconferme la nostra tesi socialista. Ora negli ultimi tempi si sono verificati alcuni avvenimenti notevoli, che concorrono a confermare ciò che noi sosteniamo, e a distruggere la corrente interpretazione che di questa guerra danno i nostri avversari, tratteggiandola come un conflitto tra la democrazia e il militarismo, sostenendo che le potenze dell'Intesa si battono contro l'imperialismo teutonico per realizzare la democrazia universale, l'indipendenza delle nazionalità oppresse, e il disarmo in Europa.

Mentre questa mitologia borghese intorno al colossale conflitto si va dissipando, acquistano valore le considerazioni ben più serene e obiettive con le quali noi socialisti guardiamo le origini e i caratteri della conflagrazione, vedendo in essa la lotta delle grandi unità statali capitalistiche che si contendono il predominio politico e mercantile del mondo e si equivalgono nelle intenzioni, preoccupandosi dì un solo fine: la vittoria militare e l'annientamento dell'avversario.

Dopo l'intervento in guerra della Turchia e la proclamazione della “guerra santa”, ecco che l'Inghilterra – quella che con minori sacrifici sta ritraendo dalla guerra i più sicuri vantaggi – pensa a sistemare il suo impero coloniale.

La perfida Albione, che sventolando l'ipocrita bandiera del diritto delle genti ha soffocato nel sangue una insurrezione nazionale dei Boeri, si è affrettata a cogliere il momento per annettersi l'isola di Cipro e per modificare abilmente la Costituzione egiziana, stendendo sull'immensa valle del Nilo il suo protettorato, cosa che la mette sulla via dell'annessione territoriale. È la stessa Inghilterra che porta a combattere contro i barbari tedeschi truppe coloniali di antropofagi – che forse constateranno di essere meno incivili dei bianchi, visto che hanno almeno uno scopo logico nell'uccidere il nemico: quello di mangiarlo.

Intanto la Russia che dovrebbe democratizzarsi al contatto dei suoi Alleati, la Russia che all'oppressa Polonia ha promesso libertà, infierisce nella reazione politica contro i sovversivi e sopprime l'autonomia finlandese. Intanto la Francia e l'Inghilterra stanno per istituire legazioni presso il papato...

Ma, limitandoci ai fatti di maggiore importanza, ricordiamo il convegno dei tre re di Norvegia, Svezia e Danimarca. Questo fatto non è stato abbastanza rilevato. Il valore di esso sta in ciò: che esso dimostra come nei tre Stati scandinavi vi sia un sentimento e una opinione pubblica germanofila, analoga al sentimento e all'opinione francofila che dominano, per esempio, in Italia. Il pericolo che qui si vede nella Germania e nell'Austria, là lo vedono nella Russia. Come qui si fantastica che la Francia e le sue alleate si battano per la civiltà, là si accredita dai dirigenti la frottola che tale missione abbiano i due imperi centrali.

E magnifica ha echeggiato la voce di Carlo Liebknecht: come in Germania la parola d'ordine “contro lo zarismo”, così in Francia il motto “contro il militarismo” sono le menzogne borghesi con cui si è accecato il proletariato e celata l'impalcatura criminosa del capitalismo borghese d'ogni nazione, che ha condotto il mondo alla cruenta catastrofe.

Il grido generoso di Liebknecht ha risvegliati alla reale visione delle cose anche i socialisti di Francia, ingolfati nella suggestione della difesa nazionale. Ed è proprio la raffica della realtà che, mettendo a nudo le infamie di questa società mercantile e assassina, porta nuova luce alla verità socialistica e dissipa le nubi delle menzogne convenzionali. La lezione sarà sempre più intesa dal proletariato italiano. E questo troverà i motivi della sua politica di classe e della sua storica missione in direttive più solide e serie che non quelle che paiono tolte a prestito dalle stucchevoli caricature delle cartoline illustrate, che van dilagando da che la guerra è scoppiata.