Partito Comunista Internazionale Testi sulla guerra imperialista


Serriamo le file!

(“Il Socialista”, n.25 del 12 novembre 1914)

I grandi organismi politici ed economici del proletariato italiano hanno dunque energicamente iniziata la doverosa agitazione a favore delle vittime politiche e una prima dimostrazione delle nostre forze avrà luogo coi “meetings” di domenica in tutta l'Italia. Era tempo! Il governo borghese nelle diverse incarnazioni di Antonio Salandra, svolge dal giugno un'opera di tenace e implacabile persecuzione contro i sovversivi che parteciparono ai moti dello sciopero generale, contro tutto il movimento proletario e socialista che ingigantiva e prosperava, mentre andava sempre più precisando le proprie finalità rivoluzionarie. Il difensore delle istituzioni e della monarchia succeduto a Giovanni Giolitti pensava che la politica di costui fosse inefficace contro il montare della marea proletaria, che aveva aperto gli occhi ai tranelli della democrazia di governo; e volle saggiare il ritorno alla reazione rievocando gli spettri del '98 per rafforzare le basi dell'altare mostruoso dell'autorità.

Questa politica ebbe effetti non molto dissimili dall'altra, perché il proletariato rispose, e la risposta fu sintomo minaccioso della sua forza di sovversione. La partita non si chiuse dopo lo sciopero generale con la staffilata audacissima delle punizioni ai ferrovieri e delle rappresaglie poliziesche e giudiziarie: la classe lavoratrice si preparava alla nuova battaglia che avrebbe mozzato gli artigli della reazione. Il partito socialista e le grandi organizzazioni studiavano gli errori di tattica per correggerli in un ulteriore movimento, e Benito Mussolini scriveva dalle colonne dell'Avanti! quell'articolo “Tregua d'armi” che resta per noi, che seguimmo e sentimmo le fasi della battaglia di cui egli era l'alfiere, l'ultimo gesto del gladiatore che le poche giornate di combattimento a cui ha dato tutta l'anima e tutte le forze lasciano distrutto e invecchiato più che molti lustri di vita imbelle.

Ma venne il diversivo terribile. Il socialismo dovette rivolgere altrove la sua attenzione e arginare un'altra minacciosa marea: la guerra! Il destino del proletariato, i piani della nostra ideologia fatta di scienza e di fede, di dottrina e d'azione, la meravigliosa fusione delle forze del nostro partito, sembrarono sconvolti e disfatti dalla valanga degli avvenimenti.

I nostri avversari gavazzarono nella gioia del diversivo, e sperarono di frantumare il socialismo. La borghesia, che aveva tremato sentendo dietro le imposte serrate le folle operaie invasate nella prossima visione della vittoria, uscì trionfante augurandosi dall'esempio d'altri Paesi di chiudere il socialismo nella bara dell'unanimità nazionale e della concordia dei partiti.

Molti dei nostri compagni esitarono e vacillarono, dinanzi al miraggio di una guerra contro i tedeschi, successo ai primi opposti pericoli – i repubblicani, uniti a noi nel giugno contro i nazionalisti, si fecero con costoro i pionieri dell'intervento – i democratici e i riformisti vollero far la vendetta dell'angoscia elezionistica dovuta alla nostra intransigenza movendo reiterati assalti a ciò che chiamano i dogmi del socialismo – lo Stato monarchico e borghese col suo governo reazionario triplicista approfittò della nuova fase storica per proseguire nella più feroce reazione e colpire alla schiena il movimento proletario, mentre da ogni parte si invocava la pretesa solidarietà nazionale.

E sono continuate le istruttorie, gli arresti, i processi, le punizioni ai ferrovieri scioperanti, le piccole e viperine arti della rappresaglia e della vendetta.

Ma finalmente il proletariato si è riscosso. Ha udito i lamenti delle vittime della pace borghese anche fra il clamore della guerra che preme alle frontiere e ha capito un suo duplice compito: Contro la guerra e contro la reazione! Contro le manifestazioni della presente società, che tutte si esplicano nel danno e nello strazio della maggioranza lavoratrice!

Noi non partiremo contro il preteso nemico, dicono i proletari d'Italia, e non andremo a massacrare i lavoratori d'altro Paese, suggestionati dal pretesto che la presente era storica altro non suggerisca che le carneficine nazionali; noi restiamo qui a dar battaglia al vero nemico che ci opprime e che, mentre ci dice di tenerci pronti a marciare sotto le sue bandiere, non cessa dal tentativo di spezzare le armi della nostra redenzione e della nostra libertà insidiando i nostri organismi di classe.

On. Salandra, voi ci indicate il vero campo della nostra azione! Occhio per occhio, dente per dente. Noi vi impediremo di gettarvi nelle gesta militari, tenendovi sotto la pressione implacabile del nostro slancio di rivincita contro le sopraffazioni e le infamie della vostra politica di classe. Avete meno fortuna del gran cancelliere tedesco e di M. Viviani!