Partito Comunista Internazionale Testi sulla guerra imperialista


Impediamo le nuove spese militari!

(“Il Socialista”, n.24 del 5 novembre 1914)

La crisi ministeriale assume anche per noi, che non siamo soliti a dare molta considerazione a certi avvenimenti, una speciale importanza senza che ci interessi quali uomini abbandonino il governo e quali siano destinati a sostituirli.

L'importanza speciale di questa crisi è nelle cause che l'hanno prodotta e che interessano profondamente il Paese.

Il militarismo italiano, ingordo e insaziabile assai più della belva dantesca, chiede per la sua fame novella preda; sono ben nuovi cinquecento milioni che esso pretende per aumentare i formidabili strumenti della sua azione devastatrice.

Questa nuova sua richiesta viene in taglio per dare all'opera socialista un positivo e realistico campo di azione.

La riconferma della decisione del partito socialista circa i suoi propositi a riguardo della neutralità impone un nuovo e preciso dovere.

In mancanza di una adeguata organizzazione di uno sciopero generale militare, sia per insufficienza numerica di possibili scioperanti, sia soprattutto per insufficienza di una forte e adatta preparazione sentimentale, l’azione socialista in caso di una dichiarazione guerresca si vedrebbe ridotta a una protesta, forse a un nuovo manifesto.

Senza negare che anche questo possa avere il suo valore, per lo meno letterario, non è da escludere che sia ben piccola cosa in rapporto allo scopo da raggiungere.

Darebbe ben certo buon gioco ai nostri compagni... intervenzionisti, i quali assumono che la opposizione nostra sia soltanto una lustra e non una decisa volontà, soprattutto se l'Italia scendesse in guerra contro l’odiata Austria.

Di fronte al pericolo del novello salasso, altro che baloccarsi tra neutralità assoluta, relativa e all'inverso, in cui si esaurisce il bizantinismo dominante nel nostro partito, che così crede di fare la sua energica azione! Ormai è chiaro, se veramente si vuole che la neutralità sia rispettata, non vi ha che un mezzo: impedire che le nuove spese militari si facciano.

Se il governo italiano la guerra non ha voluto e non ha fatto, ciò é dipeso principalmente dalla profonda impreparazione militare.

Se, ciò malgrado, tanti generosi entusiasmi guerreschi serpeggiano in molti, se purtroppo essi han fatto breccia anche nell'animo di non pochi socialisti, che cosa avverrà mai, quando il governo annunzierà che il nostro esercito ha raggiunto la sua massima efficienza bellica?

Quando giungerà questa ora, qualunque nostra azione non avrà alcuna efficacia, poiché il tempo necessario che dovrà trascorrere per raggiungerla sarà sapientemente sfruttato.

Intanto già l'azione guerresca delle altre nazioni avrà avuto risultati se non decisivi, tali da rendere più facili le previsioni; d'altra parte la depressione economica avrà continuato ad agire aumentando quel malessere che spingerà moltissimi a ritenere benefica una soluzione sia pure disastrosa, pur che cessi l'attuale malessere. Ricomincerà la solita gonfiatura, ricomincerà lo sfruttamento degli artifiziosi entusiasmi, e a noi non resterà che subire, impotenti, il fatto compiuto.

Mettiamoci decisamente all'opera per impedire che questo nuovo attentato contro il Paese da parte del militarismo raggiunga il suo intento.