Partito Comunista Internazionale Dall’Archivio della Sinistra

"Prometeo"

 

Lenin, Liebknecht, Luxemburg appartengono al proletariato mondiale
 
(Prometeo, n. 127, 26 gennaio 1936)


 

La commemorazione dei capi proletari caduti nel dopo-guerra, nel nome e per il conto del proletariato internazionale lottante per la sua liberazione in tutti i paesi, riveste, a causa della situazione attuale, un’importanza particolare. Mentre tutto si frantuma nel campo operaio, che le prigioni italiane, tedesche, russe sono riempite di proletari rivoluzionari; mentre l’ordine capitalista ha spezzato qui con la violenza, altrove con la corruzione la coscienza e le organizzazioni di classe dei lavoratori, che la guerra imperialista si annuncia imminente, bisogna proclamare e dimostrare che l’opera di Lenin, Luxemburg, Liebknecht persiste malgrado la funzione reazionaria dello stato sovietico, malgrado la vittoria momentanea del capitalismo.

È falso di ricercare nelle situazioni di disfatta che noi viviamo la prova del fallimenti dei loro sforzi, perché il loro genio non espresse in ultima analisi che lo scatenamento della lotta di classe che permise al proletariato mondiale di conquistare lo Stato in Russia, di fondare l’Internazionale Comunista ed i partiti comunisti. Questo scatenamento, queste eruzioni sociali, nessuna corruzione può arrestarne definitivamente l’apparizione giacché essi sono l’espressione delle basi contraddittorie del regime capitalista. La situazione attuale non è che un intermezzo prima dello scatenamento di avvenimenti che getteranno nuovamente il proletariato in lotte gigantesche nelle quali altri capi sorgeranno con una visione che marcherà una continuità con l’opera precedente ed un progresso della visione storica del proletariato.

Oggi, con il trionfo della controrivoluzione, è il fango che feconda dei “capi” proletari, degli Stalin, dei Blum, Vandervelde che hanno la statura della loro opera nefasta.

Noi vogliamo dunque considerare Lenin, Liebknecht, Luxemburg come l’espressione della coscienza proletaria nella fase della lotta contro l’opportunismo nella Seconda Internazionale e delle eruzioni insurrezionali del dopo-guerra.

Noi ci rifiutiamo categoricamente a commemorare un “leninismo” o un “luxemburghismo”, per considerare unicamente l’apporto di Lenin e di Luxemburg al proletariato mondiale – di cui essi furono espressione progressiva nella sua dolorosa via d’emancipazione – al patrimonio ideologico, all’arsenale delle armi della rivoluzione che il proletariato deve perfezionare continuamente per essere in grado di realizzare i suoi obbiettivi specifici.

Lenin è il problema del partito, della selezione dei suoi quadri, della dittatura del proletariato attraverso l’insurrezione armata degli operai; Rosa è il tentativo – su un fronte di classe più resistente e più complesso – di abbordare l’esame teorico e pratico dei problemi della rivoluzione proletaria; Liebknecht è l’abnegazione eroica del rivoluzionario che sacrifica la sua vita per condurre gli operai all’insurrezione. Per quelli che hanno bisogno di un “leninismo” e di un “luxemburghismo” per compiere la loro opera di imbottimento dei crani, Lenin sarà per essi il discorso sulle Cooperative, introduzione al socialismo in un solo paese, sarà altresì quegli che preconizza delle basi politiche e strutturali per la fondazione di partiti comunisti su altri fondamenti che quelli su cui egli aveva fondato il partito bolscevico. Rosa sarà la spontaneità delle masse, l’anti-partito, il democratico irreduttibilmente opposto al “leninismo”. Ve ne saranno altri, quale Trotski che fu ahimè quello che non sarà più – un capo proletario di prim’ordine – che avranno bisogno di un “leninismo” per spiegare la necessità di raggiungere, nel nome della manovra, i partiti socialisti.

Per noi, noi vediamo nelle speculazioni leniniste dei centristi e dei trotskisti, nei rimescolamenti del’opera di Rosa dei Laurat, Souvarine o di certi socialisti dimentichi della loro complicità nel suo assassinio, che consacrava il massacro del proletariato tedesco, delle espressioni ideologiche di un lavoro contro-rivoluzionario che deve impedire agli operai di continuare il loro sforzo di chiarificazione e di progressione programmatica, nello stesso tempo in cui servono di spiegazione al loro tradimento.

È vero che delle divergenze serie esistettero tra Lenin e Rosa, ma non se ne può apprezzare la portata al di fuori dell’epoca storica, delle situazioni differenti in Germania ed in Russia, dove queste divergenze sorsero. Così anche non si può apprezzare Lenin al di fuori dell’apprezzamento delle circostanze storiche che gli permisero di fondare un partito, di condurre il proletariato all’insurrezione ma che non potevano che permettergli di porre per la prima volta – e senza poterlo risolvere – il problema della gestione della Stato proletario, del suo collegamento permanente con le lotte del proletariato internazionale.

Luxemburg e Liebknecht hanno rappresentato la battaglia di una classe operaia in un settore capitalista molto avanzato dove la corruzione democratica aveva fatto un lavoro di disgregazione e di corruzione considerevole. La loro visione degli avvenimenti non potette marciare contemporaneamente che con l’eruzione insurrezionale del proletariato nel 1919. Da questo dipende la contradizione tra la Critica della Rivoluzione Russa di Rosa scritta in prigione prima degli avvenimenti rivoluzionari ed il programma dello Spartacusbund direttamente fecondato dalle lotte del proletariato tedesco.

Lenin, per contro, sorse dalla congiunzione del risveglio delle masse di tutti i paesi con le irruzioni rivoluzionarie in Russia, dove dal 1900 al 1917 esisteva una fermentazione rivoluzionaria che la struttura del regime czarista non poteva fare scomparire se non che ritardare e che permisero ai bolscevichi di arrivare a delle formulazioni programmatiche prima della rivoluzione.

Il programma della rivoluzione mondiale non potrà essere abbordato da Lenin a causa dell’ampiezza del problema posto dall’apparizione del primo Stato proletario. Da questo fatto derivano delle contradizioni nel corso di questo periodo nel quale l’essenziale saranno le nozioni internazionaliste che fecero della fondazione dello Stato proletario una vittoria degli operai di tutti i paesi e non le concezioni che dovevano servire all’edificazione del socialismo in un solo paese quando il centrismo apparirà in quanto espressione delle disfatte proletarie.

Mettere sullo stesso piano Lenin e Rosa è in realtà affermare che la lotta degli operai tedeschi fu il primo eco alla rivoluzione russa e il secondo tentativo nella via della rivoluzione mondiale, che si tratta di due fasi della formazione della coscienza di classe degli operai nel dopo-guerra, di cui, quella di Lenin, poteva esprimersi con la presa del potere e di cui l’altra, quella di Rosa, doveva essere assassinata dal capitalismo e dai suoi agenti socialisti.

Noi commemoreremo Lenin, Luxemburg, Liebknecht, con la convinzione che l’opera che essi ripresero, dopo Marx, Engels, (malgrado la depressione attuale del movimento operaio) continua e progredisce nei suoi organismi dove si tenta di comprendere e di tradurre il nuovo periodo, al fine di armare i nuclei comunisti delle armi ideologiche per risolvere i problemi che le irruzioni rivoluzionarie di domani porranno di nuovo.

Noi non abbiamo bisogno di un “leninismo” ma unicamente di un metodo di investigazione che ci permetta di comprendere la significazione, l’apporto ed i limiti delle realizzazioni programmatiche dei nostri capi, significazione, apporti e limiti che sono quelli della formazione della coscienza del proletariato nella loro epoca. Lasciamo a quelli che devono mascherarsi, vestirsi di abiti che non sono i loro, per ingannare il proletariato, il compito di brandire queste teorie. Le rivoluzioni borghesi dovevano nascondere, sotto delle ideologie confuse a disegno, gli antagonismi di classe che esse rilevano. I traditori e gli opportunisti devono pararsi del “leninismo” e del “luxemburghismo” per introdurre fra il proletariato un’ideologia di disfatta, di disperazione, d’impotenza e infine di partecipazione alla guerra imperialista.

Il proletariato mondiale, nelle sue frazioni comuniste che riprendono la bandiera che questi rivoluzionari portarono, saprà rispondere, oggi con il disprezzo, domani con la violenza, ai falsificatori borghesi ed ai regimi di cui essi sono l’espressione fedele. Esso commemorerà Lenin proclamando la sua missione storica che persiste malgrado le disfatte momentanee e la sua fedeltà al programma della rivoluzione mondiale per il quale vissero questi grandi capi.