Partito Comunista Internazionale Testi sulla guerra imperialista


Fermi al nostro posto

(Il Socialista, Napoli, n. 35 del 22 maggio 1915)

La guerra é decisa. Come più volte avevamo preveduto, si lancia a noi socialisti l’appello ipocrita alla solidarietà nazionale in nome della patria in pericolo.

Noi siamo di quei socialisti che nel loro convinto internazionalismo non lasciano posto per la superstizione della patria. E perciò, se anche credessimo sincero e leale l’appello che ci viene dai nostri nemici di ieri, se anche ritenessimo il governo nazionale innocente della guerra, se anche ammettessimo la buona fede e il disinteresse di tutti i fautori dell’intervento, nonostante tutto ciò resteremmo, in nome dei nostri principi e della nostra fede, tenaci assertori della discordia di classe, che ponendo i servi contro l’oppressione dei padroni é l’unica feconda opera diretta a un avvenire migliore.

Ma l’appello alla concordia nazionale provoca ancora di più il nostro sdegno per tutto il sistema di menzogne, di viltà e di sopraffazioni che vediamo impiegato allo scopo di creare un artificiale entusiasmo popolare per la causa della guerra.

Le manifestazioni della volontà proletaria indette dal nostro Partito sono state soffocate con la violenza, mentre si lasciava libero campo alle gazzarre interventiste. Mentre la borghesia aveva tutti i grandi quotidiani dediti a gonfiare le chiassate studentesche e a celare e diffamare la protesta operaia, si sono perfino intercettate all’unico quotidiano nostro le notizie dei comizi socialisti. E noi dovremmo accettare l’invito di associarci all’inno per la guerra liberatrice e democratica?

Noi dovremmo mostrare di credere alle menzogne ufficiali, con cui si giustifica l’intervento a base di frasi retoriche, mentre la storia ci dimostra una volta di più che la politica degli Stati borghesi e in particolare dello Stato italiano é un tessuto di ipocrisia e di cinismo?

Le dichiarazioni di Salandra non ci hanno commosso più di quanto ci commuovessero a suo tempo quelle del governo del Kaiser. Queste, anzi, avevano il pregio di una maggiore sincerità.

L’Italia scende in campo in difesa del diritto conculcato? Ma allora dovevate marciare nell’agosto, quando volevate invece fare la guerra a favore degli austro-tedeschi. L’ultimatum austriaco alla Serbia danneggiava gli interessi italiani? Ma voi non avete denunziato che dieci mesi più tardi l’alleanza trentennale che vi ha reso dinanzi alla storia complici degli imperi tedeschi.

L’annessione austriaca della Bosnia-Erzegovina perché non ridestò la vostra protesta? Forse perché eravate impegnati alla vostra volta nel brigantaggio libico? Avete invece atteso di avere dinanzi un nemico avvilito e sfibrato per dar fiato alle tube della retorica. E se oltre il confine orientale vi fossero terre non italiane di lingua e di razza, la monarchia e lo Stato italiano, pesato l’attivo e il passivo dell’affare, darebbero sfogo egualmente alle loro ingordigie di ampliamento territoriale, così come fanno per Valona e le isole del Dodecanneso, che spetterebbero a nazioni non belligeranti. Non é il principio di nazionalità che dovete invocare, ma il diritto del più forte. Non Garibaldi dovete rievocare, ma Ninco Nanco.

Ma spingete pure al massimo la tregenda delle menzogne! Noi non saremo giammai i complici vostri!