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La dottrina socialista e la guerra (L’Avangurdia, n. 462, 22 ottobre 1916) |
Il compito che attende i socialisti nel laborioso domani della guerra è vasto e complesso. La gioventù nostra se lo deve prospettare fin da ora, preparandosi ad assolverlo validamente.
Dal campo delle astrazioni filosofiche fino a quello dell’azione di ogni giorno, una lunga serie di gravi problemi dovrà essere affrontata, incominciando a stabilire i rapporti con il socialismo tradizionale, da una parte, e con la grandiosa tragica esperienza storica di oggi dall’altra. Una traccia sommaria, ma logica, dell’ordine dei problemi che s’imporranno all’attenzione nostra, eccola.
Anzitutto determinare quale fosse la valutazione socialista del fenomeno della guerra prima dell’attuale conflagrazione; e quale fosse la tattica conseguente adottata dal proletariato socialista nei riguardi della guerra stessa.
Quindi studiare se il fatto storico odierno abbia confermata, e in qual misura, la teoria socialista – e dedurre da quanto si é svolto la tattica da seguire in avvenire da parte del socialismo nella sua azione internazionale. In questo campo, apparentemente dominato dalla visione della guerra, troveranno svolgimento tutte le questioni controverse, teoriche e tattiche, del socialismo, in rapporto a tutte le altre manifestazioni del mondo presente.
Siccome qui non ci proponiamo di svolgere nemmeno da lontano un così pesante programma, ma solo di presentare dei caposaldi dell’attività dottrinale e pratica del movimento nostro, accenniamo subito a quale ordine di conclusioni ci sembra dovrà – di massima – condurre la somma d’indagini che abbiamo delineato.
Nel campo dottrinale – meno seminato di divergenze anteriori alla guerra – le linee classiche del socialismo marxista trovano una applicazione giusta, anzi una dimostrazione evidente, nel fatto della attuale conflagrazione.
Nel campo tattico – nel quale già si erano estrinsecati aspri dissidi – si dovranno riconoscere i gravi errori e l’innegabile insuccesso pratico della Internazionale, e addivenire a un metodo di azione socialista che si riassume nella parola “intransigenza”, intesa nel suo significato più completo e profondo.
Non abbiamo fatto che delle affermazioni. Esporre le conclusioni prima di averle dimostrate può sembrare un cattivo sistema ai seguaci dell’eclettismo scettico e della imparzialità eunuca; ma é invece un sistema razionale quando si tratta di comunicare risultati di massima, da corroborare e saggiare col ragionamento e coll’esperienza.
Questa revisione non é opera personale, ma collettiva. Le verità del domani non usciranno dalle elucubrazioni di un superuomo, ma si sprigioneranno dai rapporti reali della vita delle masse. I pensatori a diecimila lire l’anno saranno posti da parte. È il proletariato – sfruttato e analfabeta – che pensa e che fa la nuova storia.
Ci soffermeremo un poco sulla prima parte del problema, sull’aspetto dottrinale di esso. Abbiamo detto che la guerra riconferma il marxismo. Per marxismo intendiamo il metodo enucleato da Marx e da tanti altri, che nella interpretazione della storia umana e dei rapporti sociali si appoggia sullo studio dei fenomeni economici e delle forze produttive; giunge al concetto generico che la storia della società umana è la storia della “lotta” tra classi di uomini distinte dalle caratteristiche delle loro condizioni economiche; e culmina nella diagnosi della lotta di classe odierna tra borghesia e proletariato, costruendo una profezia e un programma nella visione del trionfo proletario, dopo il quale la società non sarà più divisa in classi perché l’uomo avrà appreso a maneggiare le forze produttive invece di esserne lo strumento e la vittima [...]
La grandiosa concezione del socialismo inteso come dottrina, ricollegata alle sue fonti e sfrondata dalle audaci falsificazioni messe in giro dai transfughi del movimento, dovrà essere saggiata in riguardo alla grande guerra mondiale.
Ci troveremo dinanzi alle interpretazioni ideologiche i cui fautori vanno imbaldanzendo. Il socialismo “rovesciò” i concetti tradizionali dei valori sociali, e mostrò la sozza ossatura bottegaia del mondo borghese celata sotto il belletto dell’idealismo. Le nuove correnti a difesa degli istituti attuali vogliono a loro volta capovolgere il concetto socialista, e ripresentarci il mondo e la vita come il risultato e l’effetto delle idee astratte e trascendenti, motrici dell’umanità.
Non basterà mostrare quante e quanto assurde siano le valutazioni di queste ideologie, nel gioco delle quali si spiegherebbe l’urto immane dei popoli: Assolutismo, democrazia. Imperialismo, principio delle nazionalità. Forza, diritto. Aggressione, difensiva. Cattolicesimo, riforma. Papato, laicismo. Teutonismo, latinità. Libertà, czarismo. Cristianesimo, islamismo... Queste antitesi barocche e contraddicentisi tra loro dovranno essere sventrate dalla nostra critica. Il socialismo compirà un’altra ecatombe di valori ideologici. Sotto la veste dei paroloni da iniziale maiuscola verrà ancora alla luce la realtà negriera del capitalismo. La borghesia non ha Iddii. Ha un solo idolo: l’oro.