International Communist Party Sulla questione sindacale


No alla delega
No al sindacato coatto!


(Il Partito Comunista, n. 7, 1975)

I comunisti rifiutano l’adesione al sindacato sottoponendosi alla condizione intimidatoria di firmare la “delega”. Fu detto allorché questo principio fu sanzionato tra sindacati e padronato, e lo ripeteremo ogni volta che un lavoratore comunista dovrà organizzarsi sindacalmente.

Quando in un sindacato operaio, che addirittura si definisce di classe, cioè con una direzione che persegue soltanto ed esclusivamente gli interessi degli operai contro gli interessi delle altre classi, che trovano compiuta espressione politica nella rituale forma della “economia “nazionale”; quando in questo sindacato vengono poste delle condizioni speciali per aderirvi, all’infuori di quella, ovvia, di essere dei lavoratori, è evidente che siamo in presenza di una organizzazione operaia la quale ritiene che la sua forza principale risieda nel suo bilancio finanziario, anziché nell’azione coerente agli interessi economici ed immediati della massa proletaria.

A suo tempo gli ineffabili sindacalisti della CISL avanzarono l’ipotesi se non fosse “giusto” obbligare tutti i lavoratori a pagare forzatamente, cioè attraverso una adeguata ritenuta sulla busta-paga esercitata dalle aziende, una quota al sindacato, dal momento – questa era la giustificazione truffaldina – che anche i non iscritti godevano dei “benefici” della lotta contrattuale e dell’azione politica dei sindacati. Questa “ipotesi” non si è ancora avverata per motivi di opportunità, e probabilmente perché i bonzi attenderanno tra le altre “riforme” anche quella di una specie di “servizio sindacale nazionale”, efficacemente insegnato e sperimentato dal fascismo del ventennio.

È chiaro che i sindacati hanno una fame sempre crescente di quattrini per mantenere l’esercito sempre più numeroso dei funzionari della interminabile gerarchia sindacale, per finanziare le mille “iniziative”, come quella costosissima della “scuola” di Ariccia, e di altri centri-studio (per fregare i lavoratori appunto con intelligenza!). Un sindacato di classe, innanzitutto non si struttura con una elefantiaca burocrazia, ed è ad adesione libera, senza preclusioni di nessun genere, nemmeno politiche né partitiche. Quindi non può stabilire un accordo con il padronato, che dovrebbe essere il suo naturale nemico, con cui le aziende mettono a disposizione del sindacato le loro amministrazioni per esigere i soldi dai loro operai per il sindacato!

Quando mai si è visto che i nemici si scambiano favori, che reciprocamente li rafforzano? Anche da questo lato si può constatare che gli “scontri” tra padroni e sindacalisti sono ad uso della platea, per ingannare i lavoratori sulla vera essenza dei loro rapporti, che sono di accordo, di sostegno, di comprensione.

La “delega”, quindi, non è un mezzo “tecnico” per riscuotere le contribuzioni operaie, ma un mezzo politico per obbligare gli operai a farsi controllare sia dalle direzioni aziendali, sia dai bonzi, per obbligare i lavoratori a ritenere la tessera sindacale come la tessera del pane. In tal modo il sindacato attuale si avvia a trasformarsi in sindacato “coatto”, come è un sindacato fascista, cioè un non-sindacato, cioè una galera per i proletari.

Queste indicazioni non valgono soltanto per i lavoratori comunisti, ma per tutti i lavoratori. I comunisti non sono uomini speciali, una parte speciale della classe operaia, né soprattutto sono una parte che abbia interessi diversi da quelli della classe operaia. Per cui, l’indirizzo del Partito è rivolto a tutta la classe, sebbene sia consapevole che solo una esigua minoranza oggi è in grado di seguirlo.

È una questione questa di principio, che serve a segnare un tracciato di differenziazione tra il vero Partito comunista e tutti gli altri partiti che falsamente si richiamano al proletariato. Preannuncia a tutti i lavoratori i motivi di fondo della battaglia che coinvolge, per ora, solo una esigua schiera di lavoratori, quelli comunisti. Ma questi motivi non devono essere conservati nelle intenzioni ma esprimersi, pur con i mezzi ridotti ora a disposizione.

Uno di questi motivi di fondo è il risorgere della battaglia contro il tradimento dei paladini della difesa dello Stato, dell’economia, della patria, smascherando i falsi dirigenti della classe operaia. È un compito di primo piano che il Partito non può delegare ad altri movimenti e partiti, anche se si dichiarano “radicali”.