International Communist Party Sulla questione sindacale
 

Proposta di costituzione di un comitato nazionale per il sindacato di classe e per la realizzazione di un convegno nazionale di comitati operai

(da “Il Partito Comunista”, n.72, 1980)




Nell’ultima riunione del Comitato Nazionale contro i Licenziamenti la parte maggioritaria e firmataria di questo documento decide il cambiamento di sigla e assume la proposta esposta in seguito come base per la costituzione del nuovo organismo: Comitato Nazionale per il Sindacato di Classe
 

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PREMESSA

Il “Comitato Nazionale contro i Licenziamenti” è un organismo nato dalla necessità, maturata dopo anni di esperienze, di agire in maniera organizzata contro la linea collaborazionista del sindacato, linea di difesa dell’economia nazionale e quindi degli interessi del capitale.

Si costituisce cronologicamente in seguito ai 16 licenziamenti Fiat da una assemblea a cui partecipano operai, comitati e collettivi di molte fabbriche italiane.

Compito che questo organismo si era assunto è quello di sviluppare nelle fabbriche una campagna di propaganda, agitazione, organizzazione degli operai contro ogni licenziamento sia disciplinare che per ristrutturazione e assenteismo.

Indicando i licenziamenti avvenuti alla Fiat, M. Marelli, Alfa Romeo, come premessa di un attacco generalizzato avente lo scopo di colpire gli obiettivi e i metodi di lotta che escono dal controllo sindacale, piegare la resistenza operaia e preparare la strada ai licenziamenti di massa annunciati alla Olivetti, fabbriche della Gepi, Montedison, ecc., necessari alla borghesia italiana per rendere competitiva l’economia nazionale sui mercati internazionali.

IL CNCL ha denunciato il sindacato attuale come sostenitore del piano padronale con gli accordi sulla mobilità, il sostegno all’aumento della produttività, la abolizione delle festività, l’eliminazione degli aumenti salariali, il sostegno alla professionalità, la cogestione dei licenziamenti (Unidal, Singer, Innocenti) per conquistare potere nella partecipazione alla programmazione economica e alle decisioni aziendali.

Per lottare contro questo progetto del capitale e del sindacato collaborazionista il CNCL ha indicato come l’unica strada possibile quella di organizzarsi fuori e contro la linea e gli obiettivi del sindacato collaborazionista per la difesa dei reali interessi di classe.

Il CNCL ha raggiunto il suo obiettivo: propagandare e agitare sul piano nazionale la necessità di lottare fuori e contro linea e obiettivi del sindacato collaborazionista, giungendo fno ai primi scioperi e gruppi organizzati in difesa dei licenziamenti e in contrapposizione al sindacato attuale.

Oggi questa sigla e questa prima forma organizzativa è limitata e restrittiva per l’azione più coerente e di prospettiva che gli operai piú coscienti e tutti gli operai devono svolgere per la difesa delle proprie condizioni di vita e di lavoro:

1)la sigla non rappresenta in maniera chiara e priva di alcuna illusione la rottura con la linea e gli obiettivi, irreversibilmente dati, del sindacato collaborazionista, già oggettivamente avvenuta nella classe e che si è espressa e si esprime in forme molteplici, dal malcontento alla ribellione, non dando un chiaro indirizzo di prospettiva per costruire l’unico strumento che i lavoratori si sono sempre dati per la difesa dei propri interessi economici: il sindacato di classe.

2) necessità di un organismo centralizzato nel quale gli operai più coscienti possano lavorare disciplinati per programmare, coordinare e far agire sul piano nazionale le lotte per la difesa delle proprie condizioni di vita e di lavoro per la costruzione del sindacato di classe.
 

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Gli obiettivi generali per cui si batte il sindacato collaborazionista sono:
     1) aumento della produttività (cioè aumento dello sfruttamento per gli operai);
     2) controllo della mobilità e della cassa integrazione che significano migliaia di licenziamenti con l’espulsione degli operai resi esuberanti proprio dall’aumento della produttività
     3) politica della professionalità e quindi attacco a tutti gli automatismi salariali, privilegiando gli strati legati alla ricerca, all’organizzazione dello sfruttamento e del controllo sugli operai (tecnici, capi) e in generale i lavoratori privilegiati per il loro ruolo nel processo produttivo e per il salario: nell’insieme una vera e propria aristocrazia operaia
     4) ingresso negli organi della programmazione economica e nella gestione della ristrutturazione; cogestione dello sfruttamento operaio.

Il sindacato collaborazionista appoggia, con la lotta per il rafforzamento dello Stato e della sua azione di dominio e repressione sul proletariato, la corsa al riarmo e i preparativi di guerra che gli Stati imperialisti stanno portando avanti, In nome degli interessi nazionali, cioè in difesa dei profitti della borghesia, usando oggi il proletariato come carne da sfruttamento pronti a farne domani carne da macello nella guerra imperialista.

1) Sindacato e Confindustria si sono riconosciuti in un unico obiettivo: la difesa dell’economia nazionale, l’imposizione agli operai dei sacrifici e delle compatibilità, la difesa della democrazia borghese e del suo Stato; pur scontrandosi sul ruolo che ognuna delle parti deve avere nella gestione della ricchezza estorta con la violenza dello sfruttamento agli operai. Con il sindacato teso ad utilizzare il malcontento, la rabba e la lotta degli operai per incanalarle a sostegno degli obiettivi antioperai della sua linea. Il sindacato ha chiamato tutto ciò controllo degli investimenti, controllo dell’organizzazione del lavoro sotto la bandiera del potere operaio. In realtà si tratta della cogestione dello sfruttamento operaio.

2) La lunga e difficile battaglia degli operai più coscienti, che si è accompagnata a questo processo denunciandone il carattere antioperaio, trova nella situazione di oggi piena conferma, e, intrecciandosi all’esperienza pratica di migliaia di operai che verificano quotidianamente ciò che significa, per le loro condizioni di vita e di lavoro, la difesa dell’economia nazionale, realizza i primi risultati e le prime vittorie.
     Risultati che principalmente si concretizzano in quegli organismi operai che fuori e contro la linea e gli obiettivi del sindacato collaborazionista organizzano in molte fabbriche d’Italia la lotta per la difesa coerente degli interessi economici degli operai.
     Battaglia e lotta che si scontra sistematicamente con tutte le posizioni agenti in fabbrica che più o meno apertamente hanno un ruolo nel mantenere accodata la maggioranza degli operai agli obiettivi del sindacato attuale. Posizioni che propongono agli operai di lottare per imporre una maggiore democrazia nel sindacato collaborazionista, presentandolo, pur con qualche critica di metodo, come l’unica difesa possibile (sinistra sindacale e organizzazioni politiche che la ispirano).
     Posizioni che propagandano l’attesa passiva della ripresa spontanea del movimento di classe o l’inutilità della lotta economica in fabbrica e la necessità di “uscire nel sociale”.

3) Organizzarsi fuori e contro il sindacato collaborazionista è stato il primo fondamentale passaggio che gli operai più coscienti hanno indicato ed organizzato in molte fabbriche in contrapposizione alla linea irreversibilmente antioperaia del sindacato attuale. Ma nelle fabbriche in cui i momenti di lotta (indipendente) hanno raggiunto un alto livello di scontro e di partecipazione operaia, giungendo fino a momenti di trattativa con l’azienda, si è verificata la necessità di definire una nuova struttura sindacale di classe che, seppur embrionalmente svolga non solo un ruolo di contrapposizione, ma anche di alternativa organizzativa al sindacato collaborazionista e che dia stabilità, continuità e organicità alla lotta economica degli operai sia nelle singole fabbriche che sul piano nazionale.

4) Porsi esplicitamente l’obiettivo della costruzione del sindacato di classe significa dare la corretta prospettiva organizzativa a tutto ciò che si muove sul terreno della lotta economica. Significa indicare da subito il giusto strumento che tradizionalmente gli operai di tutti i paesi si sono dati per difendersi dagli attacchi padronali. In opposizione con quelle tendenze che danno agli organismi di difesa economica di classe un ibrido carattere politico-economico, disarmando la classe operaia sul piano della lotta economica e accodandola quindi alla influenza della borghesia e del sindacato collaborazionista.

5) Battersi per la costruzione del sindacato di classe non significa deciderne burocraticamente l’esistenza, ma far agire con chiarezza questa proposta nella battaglia che gli operai più coscienti svolgono in fabbrica.
     Legare questa battaglia all’esperienza pratica degli operai significa afermare come compito fondamentale, oggi nell’acutizzarsi della crisi e nella prospettiva della guerra imperialista, la costruzione, anche sul piano della lotta economica, dell’organizzazione per la ditesa coerente delle condizioni di vita e di lavoro, che per programma ed obiettivi non li incanali ancora una volta alla coda degli interessi della borghesia e dell’economia nazionale.
     Già da oggi in molte fabbriche si esprime ribellione all’intensificazione dello struttamento, al peggioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro, in opposizione con le piattaforme del sindacato collaborazionista. È compito delle avanguardie trasformarla in lotta e organizzazione di classe.

6) È interesse di tutti gli operai e compito degli operai più coscienti lavorare per la costruzione del sindacato che difenda gli interessi economici della classe operaia, un’organizzazione a cui tutti gli operai possono aderire, indipendentemente dall’appartenenza a partiti, con una unica discriminante: LA LOTTA PER LA DIFESA COERENTE DEI PROPRI INTERESSI DI CLASSE.

Riteniamo rispondenti alle necessità della difesa economica della classe operaia e del proletariato la lotta su questi obiettivi generali:
     - riduzione della giornata lavorativa a parità di salario, senza aumento della produttività
     - aumenti salariali inversamente proporzionali (maggiori per gli strati bassi)
     - lotta contro ogni licenziamento e difesa del posto di lavoro
     - salario garantito ai licenziati e ai disoccupati
     - passaggi automatici legati all’anzianità contro la professionalità
     - lotta contro l’intensificazione dello sfruttamento, ritmi, carichi di lavoro
     - lotta alla mobilità che significa carichi di lavoro e aumento della fatica.