International Communist Party Sulla questione sindacale


La volontà di lotta degli operai resa vana dal massiccio blocco padronale favorito dalla politica suicida delle Centrali sindicali

(Spartaco, n.13, 14‑28 luglio 1966)




È già trascorso un anno da quando la maggior parte delle categorie di salariati ha intrapreso le lotte per il rinnovo dei contratti di lavoro, e il C.D. della CGIL del 21-22 giugno scorso ha dovuto ammettere che «siamo in presenza di una rottura pressochè totale delle trattativc per i rinnovi contrattuali».

Quando le lotte iniziarono con la consueta tecnica forcaiola dell’“articolazione”, i dirigenti sindacali sostennero che tale metodo avrebbe favorito la riuscita delle trattative. Man mano che le lotte si inasprivano; che il fronte padronale, unito, è non diviso come i bonzi pretendevano che fossé, in virtù della famigerata tattica articolata, negava categoricamente ogni possibilità perfino di discussione; e che la stanchezza e la sfiducia serpeggiavano nelle file operaie, costoro, i “padroni” dei sindacati, insistettero – come sempre insistono – nella validità delle lotte e delle rivendicazioni articolate. Novella anticipa ora una «nuova e più intensa fase di lotte» sulla base di «una più vivace articolazione delle lotte» stesse. Sempre peggio!

Eppure, si ammette testualmente che «si sono risaldate anche formalmente le posizioni delle aziende private con quelle delle aziende pubbliche su una linea di intransigenza sulla quale l’Intersind ha fatto praticamente da battistrada dall’inizîo della vertenza», come sta scritto in Rassegna Sindacale del 26 giugno, nell`articolo dedicato alla lotta dei metallurgici.

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Da sempre, e in particolare da quando l’Intersind si staccò dalla Confindustria, noi sostenemmo che tale “scissione” era stata combinata al solo fine di adescare i sindacati, o meglio, di favorire la nefasta opera di divisione di classe delle organizzazioni sindacali, che hanno sempre bisogno di “nuovi” motivi per inchiodare i salariati nei pertugi aziendali, di categoria, ecc.

Il padronato non ha speso molta fatica – forse molti soldi – per sistemare la trappola delle “lotte articolate”, perchè ha trovato nei suoi contradittori, le Centrali sindacali, alleati disposti a calarsi le brache sino alle caviglie.

Il primo risultato “tattico”, che conferma in pieno le nostre previsioni, è questo: il fronte padronale è più unito che mai, cioè Confindustria e Intersind marciano di pari passo (e come potrebbero non farlo?), ben protette dalle forze statali; il fronte operaio, invece, è divisa dalla tattica delle centrali, e non riesce, per forza propria e almeno per ora, a superare l’ostacolo.

Le centrali padronali, non avendo mai trovato serie resistenze, da due anni e mezzo a questa parte, allo svolgimento del loro piano centrale di difesa del profitto, sono intransigenti e “cocciute”, come le definisce lo articolista confederale, al fine di imporre un alto prezzo in sede di trattative nelle quali concederanno l’accessorio e si terranno l’essenziale. I sindacati, a questo riguardo, dovrebbero prendere esempio dal padronato, il quale esige dai suoi aderenti la più completa disciplina e non consente che si svolgano trattative separate. È elementare la nozione che la divisione indebolisce le forze.

Inoltre, Confindustria e Intersind hanno già da anni realizzato il blocco dei salari e più esattamente hanno realizzato, col concorso del Governo e dello Stato, la svalutazione delle mercedi attraverso l’aumento della produttività del lavoro (intensificazione dei cottimi, maggiore disciplina aziendale, ricatto sull’occupazione, cioè paura, estensione del lavoro straordinario, premi, ecc.) e la lievitazione dei prezzi delle merci, in particolare dei generi di prima necessita.

Quindi, la nostra impostazione di basare le lotte operaie suprattutto su l’aumento sostanziale dei salari coincide perfettamente con le condizioni di assoluta necessità della classe operaia e con le possibilità di spesa delle aziende. Inoltre, l’unità del fronte padronale, l’attacco massiccio del padronato impongono l’unità del fronte operaio e il contrattacco massiccio del proletariato. Questa linea di azione è suffragata dalla realtà delle condizioni delle due classi, quella borghese e quella operaia, che si fronteggiano con armi impari, perchè il padronato può, oltre tutto, manovrare lo apparato statale attraverso la compagine governativa che lo rappresenta, mentre la classe operaia, oltre a mancare della arma fondamentale dello Stato, si presenta senza una guida coraggiosa, con uno stato maggiore incline a patteggiare ad ogni momento con il nemico, disposta ad ogni capitolazione se ne ha convenienza, vale a dire se ciò salva gli interessi di quella aristocrazia su cui poggiano le burocrazie sindacali opportuniste.

Gli operai non hanno riserve che consentano loro di guardare al domani, di “godere” di alcuni giorni in più di ferie, che senza quattrini non servirebbero a nulla, di preoccuparsi della pensione – se non riescono ad arrivare o non vi arrivano almeno con un minimo di integrità fisica all’età del più che meritato riposo.

È falsa perciò la traduzione in percentuali di aumento del salario dell’estensione dei giorni di ferie, dell’ipotetico aumento delle pensioni, o del cosiddetto salario previdenziale, ecc. Sono solo trappole per rassicurare, poi, a battaglia conclusa e perduta, gli operai che, in fin dei conti, si è guadagnato il 10 o il 20%, di cui pero, e tristemente, l’aumento immediato, quello vero, quello consumabile giorno per giorno, del salario si riduce magari ad un 5% che fa piangere dinanzi all’aumento percentuale dei profitti di questi anni di “crisi”.

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Novella ha dichiarato a Rassegna Sindacale del 26 giugno che la Confindustria «si propone un duplice obiettivo: realizzare sin d’ora un sostanziale blocco dei salari e pervenire a una centralizzazione della contrattazione sindacale che, liquidando ogni reale articolazione di settore e aziendale, subordini la dinamica salariale di tutti i settori a pretesi indici oggettivi generali».

Ora è chiaro che qualunque Confindustria di questo mondo può fare solo ciò che le viene consentito dalla forza degli operai, che consiste soprattutto nella guida di cui la classe dispone; e che se la Confindustria pretende di subordinare i salari agli indici generali che più le aggradano, occorre, d’altra parte, che la direzione sindacale contrapponga gli indici generali che più rispondono alle reali esigenze dei salariati. Ma le centrali sindacali non si sognano nemmeno lontanamente di rappresentare le condizioni generali dei proletari, perchè non vogliono essere le rappresentanze della classe, ma solo delle categorie, separate tra loro, dei lavoratori, per cui ciascuna cerca di tirare l’acqua al suo rnulino. Esse non osano contrapporre questo stato, che è del più inaudito e vile sfruttamento della forza-lavoro, perchè si vedrebbero costrette a contrapporre tutta la classe operaia a tutta la classe padronale. E questo non vogliono, perchè ciò significherebbe rompere l’incanto della pace sociale che i dirigenti dei lavoratori hanno imposto e mantengono tra sfruttati e sfruttatori e che permette loro di sedere ai vertici delle organizzazioni operaie, sorretti da un misero strato di “aristocratici del lavoro”, di lavoratori meglio pagati dal capitalismo col preciso scopo di premere sugli strati peggio pagati e di farli tacere.

Gli operai si stanno battendo in modo esemplare, seguono ogni disposizione dei sindacati, compiono sacrifici enormi per non abbandonare la lotta. Ma le loro energie, i loro sacrifici, il loro spirito di combattimento come possono difenderli dall’offensiva accanita e massiccia di un nemico che si avvale, oltre che delle sue armi tradizionali, anche della compiacenza dei sindacati?

La classe operaia è completamente indifesa. Le dirigenze sindacali, il predominio nelle organizzazioni economiche degli operai dell’opportunismo traditore, continuatore in forma democratica della svirilizzazione della classe operaia svolta dal fascismo, hanno ridotto il proletariato a una massa informe e inerme, senza guida e senza scopi.

Il fondo della tragedia è toccato. Deve risorgere dalle file dei proletari la volontà del riscatto sociale, abbattendo la politica sempre più aperta del tradimento. I comunisti rivoluzionari di ieri e di sempre hanno indicata la strada: marciare sotto le bandiere della rivoluzione comunista.