Partito Comunista Internazionale
Il Partito Comunista N. 409 - anteprima

anno XLVIII - [ Pdf ]

Indice dei numeri

Numero precedente - successivo

Aggiornato all’1. aprile 2021

organo del partito comunista internazionale
DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: – la linea da Marx a Lenin, alla fondazione della III Internazionale, a Livorno 1921, nascita del Partito Comunista d’Italia, alla lotta della Sinistra Comunista Italiana contro la degenerazione di Mosca, al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani – la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario, a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco
PAGINA 1 Amazon: Bessemer (Alabama, USA) Referendum usati contro la lotta dei lavoratori
Regno Unito: I riders di “Slaveroo” scioperano per il salario e le condizioni di lavoro
– Usa: Contro il razzismo “democratico” - Lotta generale di classe
PAGINA 2
Per il sindacato di classe
PAGINA 5
PAGINA 6
PAGINA 7

 


PAGINA 1

Amazon: Bessemer (Alabama, USA)
Referendum usati contro la lotta dei lavoratori

Al magazzino di Bessemer, in Alabama, le votazioni per introdurvi il sindacato – secondo una pratica non obbligatoria ma certamente prediletta dal sindacalismo collaborazionista negli Stati Uniti – hanno registrato la sconfitta dei lavoratori favorevoli: i no sono stati 1.798, i sì 738. «Erano chiamati a pronunciarsi in poco più di 5.800 e sono pervenute 3.215 schede» (Repubblica, 9 aprile).

Non è certo un segreto che Amazon abbia “lavorato” a fondo per intimidire i lavoratori, o per guadagnarsene una parte con favori reali o presunti. Ne scrive persino la Repubblica, sempre pronta – come tutta la stampa padronale – a fingere d’ignorare simili ovvietà, quando la lotta operaia avviene entro i confini nazionali.

Primo - Se si deve votare, fra lavoratori lo si dovrebbe fare con votazione palese, per alzata di mano, in assemblea, fra coloro che hanno fatto lo sforzo di presenziarvi, prendendosi la responsabilità della scelta. Meglio ancora se le assemblee si svolgono fuori dal posto di lavoro, più al riparo dalle occhiute spie aziendali. Col voto segreto, invece, prevale l’individualismo, e, quasi sempre, il ricatto sui singoli del padrone.

Secondo - Quand’anche prevalga l’opzione che si suppone sia favorevole ai lavoratori – come ad esempio il rifiuto di un accordo svenduto o, nel caso di Bessemer, l’introduzione del sindacato sul posto di lavoro – è in ogni caso la lotta il necessario passo successivo per attuarla di fatto.


* * *

Non mancano affatto i casi in cui un accordo anti-operaio respinto al referendum dai lavoratori, sia stato poi imposto sostanzialmente identico in assenza di una adeguata forza operaia per piegare con lo sciopero l’azienda al verdetto della votazione.

In Italia per esempio accadde a Termoli nel 1994, quando la Fiom terrorizzò gli operai, che avevano votato contro l’introduzione dei 18 turni, facendosi portatrice della minaccia aziendale di spostare la produzione dei motori a Mirafiori. Così si pronunciò l’allora segretario nazionale Fiom Claudio Sabattini: «Se deciderete per il no [come se col referendum gli operai non avessero già deciso!] noi rispetteremo la vostra decisione. Però non si dica che non vi abbiamo avvisato che così veniva distrutta una realtà industriale al Sud» (“La Repubblica”, 15 dicembre 1994).

Lo stesso accadde alla Lear di Caivano (Napoli), azienda dell’indotto Fiat, dove nell’ottobre 2011 un accordo firmato da Fim, Uilm e... Fiom, introduceva il cosiddetto “modello Pomigliano”, varato col noto referendum nel giugno 2010 a cui la Fiom di Landini aveva dato mostra di opporsi. Alla Lear l’accordo fu respinto in un referendum grazie alla opposizione dello Slai Cobas, che cantò vittoria affermando: «questo referendum sì che farà scuola!». Invece l’accordo fu riproposto da Fim Fiom e Uilm sostanzialmente identico un mese dopo in un nuovo referendum, e fecero in modo che passasse.

Più recentemente, il 24 aprile 2017, i lavoratori di Alitalia rigettarono un accordo firmato da Cgil Cisl e Uil che prevedeva mille licenziamenti e 500 lavoratori precari non confermati. Come ben si sta vedendo in questi giorni, i problemi per quei lavoratori furono solo rimandati.

Non è un caso che la Fiom abbia sempre fatto del referendum una questione “di principio”: si voti ma non si scioperi. Precisamente quanto accadde con la farsesca opposizione al piano Marchionne in Fiat, dal referendum di Pomigliano del giugno 2010, allo sciopero a Mirafiori a gennaio 2011 (a referendum già avvenuto), agli accordi firmati dalla Fiom a Grugliasco (Torino) e alla Lear di Caivano (Napoli) nel maggio e ottobre 2011, fino ad arrivare al capolavoro d’infamia del contratto dei metalmeccanici del novembre 2016, nuovamente unitario con Fim e Uilm, col quale il gran bonzo si guadagnò la segreteria nazionale confederale.


* * *

Ben più che votare, conta organizzarsi e scioperare. Conta cioè la forza: della organizzazione, dello sciopero, del picchetto.

Il padronato lo sa bene, per questo cerca di ingabbiare i lavoratori nella trappola del voto individuale. La volontà della classe non è la somma delle volontà dei singoli operai. In questo lo aiutano tutti i sindacati collaborazionisti, ma anche l’inadeguato inquadramento ideologico di molte dirigenze del sindacalismo conflittuale, le quali non di rado invocano il mito dei referendum e la democrazia in astratto.

Questa “democrazia” – una testa un voto – vuole che la opinione del lavoratore ruffiano, del pavido, del crumiro, dell’individualista valga quanto quella del lavoratore con più esperienza di battaglie sindacali e che lotta e ha sacrificato se stesso per gli interessi dei suoi compagni e della sua classe.

Questa “democrazia” vuole che l’arma della intimidazione sia lasciata all’azienda e ai sindacati collaborazionisti, che la utilizzano con mille mezzucci, e mai sia usata dai lavoratori combattivi nei confronti dei crumiri, ad esempio col picchetto.

Questa “democrazia” vuole che lo sciopero, o anche solo la organizzazione sindacale proposta da una consistente minoranza dei lavoratori siano additati dall’azienda e dalla stampa come “illegittimi”. Quasi sempre non è la maggioranza dei lavoratori a saper ben prevedere i reali rapporti di forza in campo e le effettive possibilità di mobilitazione e di vittoria. Sovente solo una minoranza dei salariati, di una fabbrica o di una categoria, inizia a organizzarsi, o a scioperare, contando di aver buone possibilità convincere presto i restanti a seguirli nell’azione. Attendere il preventivo e formale parere della maggioranza significa rimandare, magari di anni, la reazione degli operai, garantendo ai padroni altrettanti anni di sfruttamento e profitti.

Talvolta uno sciopero può vincere coinvolgendo la grande massa degli sfruttati anche se iniziato da una minoranza.

Perché la lotta di classe è questione di forza, e quindi certo di numeri, di grandi masse, che si mobilitano, e molto meno di opinioni individuali, che possono anche non assurgere alla coscienza, o con molto ritardo.


* * *

Se oggi a Bessemer i lavoratori non sono riusciti a organizzarsi sindacalmente utilizzando i metodi inefficaci e perdenti cari al sindacalismo collaborazionista, lo faranno domani ricorrendo ai mezzi ben diversi del sindacalismo di classe. In ogni caso è certo che un lavoratore della Bessemer su tre vuole darsi una organizzazione sindacale: ci sembra un ottimo risultato che ci fa ben sperare che presto se lo costruiranno il loro sindacato, al di fuori dei vincoli e delle intimidazioni del padrone!

 

 

 

 

 


Regno Unito
I riders di "Slaveroo" scioperano per il salario e le condizioni di lavoro

Centinaia di riders, fattorini, di Deliveroo, membri del sindacato di base Independent Workers of Great Britain (IWGB), hanno scioperato il 7 aprile per aumento salariali, dispositivi di sicurezza e altri diritti fondamentali. Mobilitazioni hanno avuto luogo a Londra, York, Sheffield, Reading e Wolverhampton.

I riders di Deliveroo sono pagati appena 2 sterline all’ora, 2,3 euro, mentre i proprietari dell’azienda e le società di investimento hanno guadagnato milioni sfruttando il loro lavoro.

Deliveroo – soprannominato “Slaveroo” dai suoi lavoratori (deliver in inglese significa consegnare; slave, schiavo) – ha beneficiato enormemente della chiusura di pub e ristoranti durante la pandemia di Covid-19. Impiega circa 100.000 riders in tutto il mondo.

Approfitta del fatto che molti lavoratori che prima avevano un impiego relativamente sicuro, spesso con famiglie da mantenere, sono stati licenziati a causa della pandemia e della ristrutturazione economica. Con contratti fasulli i riders sono trattati come “lavoratori autonomi”, il che significa che non hanno diritto a congedi per malattia e ferie. Di fatto lavorano a cottimo, esposti ancor più allo sfruttamento da parte dei padroni di quanto normalmente avvenga nel capitalismo. Le consegne sono una corsa contro il tempo che mette i fattorini nei centri urbani ad alto rischio di incidenti stradali. Inoltre, la natura del loro lavoro ha reso i riders vulnerabili all’infezione da coronavirus.

I padroni chiamano queste condizioni di lavoro da schiavo "flessibilità" e chiamano ipocritamente i lavoratori “componenti del team”, come se fossero loro pari!

Non c’è niente di nuovo in questa "gig economy" a parte il nome. A metà dell’800 Carlo Marx notò che in tempi di crisi la crescita dell’”esercito di riserva dei disoccupati” forniva ai capitalisti ampie opportunità per abbassare i salari e imporre condizioni di lavoro peggiori per far risalire i profitti.

A febbraio scorso, un altro sindacato indipendente, l’App Drivers and Couriers Union (ADCU), ha ottenuto una parziale vittoria quando la Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito che gli autisti che lavorano per la compagnia di taxi Uber sono da considerare lavoratori dipendenti, non autonomi. Ma i lavoratori non possono aspettarsi di ottenere giustizia dalle istituzioni giuridiche borghesi senza lottare, come ha notato il sindacato.

L’ADCU ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Mentre accogliamo con favore la decisione di Uber di impegnarsi finalmente a pagare il salario minimo, le ferie e le pensioni, osserviamo che sono arrivati al tavolo con questa offerta con un giorno di ritardo e un dollaro in meno, letteralmente. La [sentenza] della Corte Suprema implica che gli autisti di Uber subiranno una riduzione circa del 40-50%. Inoltre, non è accettabile che Uber decida unilateralmente l’ammontare del salario minimo. Questo deve essere materia definita dal contratto collettivo».

L’IWGB ha programmato l’azione di sciopero in Deliveroo per infliggere più danni ai grandi azionisti della società facendo coincidere l’azione con l’offerta di vendita di azioni alla Borsa di Londra.

Alex Marshall, presidente dell’IWGB ed ex fattorino in bicicletta, ha dichiarato prima dello sciopero: «Hanno detto che non si poteva fare, ma organizzandosi e parlando, i fattorini hanno innescato un effetto domino che ha già tagliato 3 miliardi di sterline dalla valutazione di Deliveroo e questo dovrebbe dare da pensare a qualsiasi società che pensa che i lavoratori precari possano essere sfruttati all’infinito senza conseguenze. È ora che Deliveroo faccia la cosa giusta, riconosca i suoi riders come lavoratori e li tratti come esseri umani».

Greg Howard, rider di Deliveroo e presidente della Sezione Corrieri e Logistica dell’IWGB ha dichiarato: «Ho visto le condizioni peggiorare per anni e poi lavorando durante il blocco ho contratto il Covid-19 e ho avuto pochissimo aiuto da Deliveroo. Dopo la pandemia molti hanno capito che questo sfruttamento non è degno per nessuno, figuriamoci i lavoratori dei servizi essenziali».

La “gig economy” è un attacco alla classe operaia in tutto il mondo e mette in evidenza più che mai la necessità di una risposta internazionale. La stessa IWGB è attiva a livello internazionale, con azioni di sostegno che si svolgono in altri paesi tra cui Australia, Francia, Paesi Bassi, Irlanda e Spagna.

All’altra estremità della società divisa in classi, l’amministratore delegato di Deliveroo, Will Shu, un ex investitore di Wall Street, ha guadagnato circa 36 milioni di dollari da quando l’azienda ha iniziato le trattative per l’accesso in Borsa. E ne detiene una quota del 6,3%, che vale centinaia di milioni.

 

 

 

 

 


Usa - Contro il razzismo “democratico”
Lotta generale di classe

Raramente i fatti si ripetono rapidamente e con una somiglianza così impressionante come in Minnesota l'11 aprile. Undici mesi fa George Floyd vi era stato assassinato. Ora, solo a dieci miglia di distanza, mentre l'agente Derek Chauvin è sotto processo per quell'omicidio, un altro lavoratore nero è stato ucciso dalla polizia. La polizia e la borghesia tutta stanno già ricorrendo alle stesse stanche scuse e alle stesse misure repressive che abbiamo visto negli omicidi precedenti. Incolpano la vittima, fingono di non sapere e piangono lacrime di coccodrillo. Allo stesso tempo, invocano la “pace”, ma molestano, arrestano e aggrediscono qualsiasi lavoratore che si oppone al loro terrorismo razzista.

Daunte Wright, 20 anni, era in auto con la sua ragazza quando è stato fermato dalla polizia a Brooklyn Center, Minnesota, per qualche infrazione di guida probabilmente inventata (variamente riportata come un libretto scaduto o un deodorante appeso allo specchietto retrovisore). I poliziotti affermano di aver scoperto che Wright aveva un mandato d'arresto, ancora da dimostrare e nessuno nella sua famiglia ne era al corrente. Wright ha cercato di allontanarsi quando hanno cercato di arrestarlo. Una poliziotta bianca gli ha allora sparato. Wright ha tentato di mettersi in salvo ma pochi minuti dopo è morto per le ferite.

I poliziotti avevano pronte le scuse: l'autrice di questo crimine, un’esecuzione, ha affermato che intendeva sparare con il taser ma per errore ha usato la pistola. Il capo della polizia l'ha definito “un colpo accidentale”. Un insulto all'intelligenza. E perché avrebbero dovuto usare il taser? 30.000 volt per una insubordinazione? Queste le scuse che vengono dallo Stato borghese quando la sua brutalità diventa chiara a tutti. Ma le proteste contro l'uccisione, iniziate in poche ore, sono continuate nonostante le bugie dello Stato.

L'apparato di propaganda della democrazia liberale è già in funzione. Il governatore, un democratico, si finge scioccato, nonostante i poliziotti agiscano sotto il suo comando. Ma “sta pregando per la famiglia di Daunte Wright”! Il sindaco di Brooklyn Center sostiene che la repressione delle proteste, immediata, era solo “per la sicurezza” e, mentre manda messaggi premurosi su Twitter, scatena la polizia nella città.

Lo Stato borghese aveva pronta la repressione, la polizia antisommossa e la Guardia Nazionale erano sul posto in poche ore e il coprifuoco è stato dichiarato per quella notte e per le successive. Lo Stato borghese stavolta non si è fatto trovare impreparato, come l'anno scorso. È stato predisposto un piano di sicurezza inter-forze per affrontare le proteste suscitate dal processo a Chauvin, che probabilmente esploderanno quando sarà annunciato il verdetto. L'intera regione di Minneapolis è militarizzata per impedire ogni libertà di manifestare.

Ma noi comunisti sappiamo che per i proletari non esistono reali diritti sotto il capitalismo, sono solo inganni della borghesia per illuderli che possano usarli a loro vantaggio.

Daunte Wright era un lavoratore che durante la pandemia ha lavorato nel commercio e nella ristorazione per mantenere il figlio di due anni. Ha avuto difficoltà a scuola, ma aveva intenzione di conseguire un diploma. Era, a detta di tutti, una persona amabile e amata. Ciò nonostante la polizia l'ha ucciso, per mandare un messaggio ai lavoratori neri e alla classe operaia in generale: nessuna dedizione al lavoro varrà la compassione né può salvarli dalla borghesia. Questo è lo Stato borghese, questo è il suo terrore! E il terrore continuerà sui lavoratori che si riuniranno a piangere l’amico assassinato, accolti dalla minaccia di proiettili “non-letali” e armi chimiche.

Gli atti di violenza della polizia e le proteste dimostrano cos'è anche l'amministrazione Biden. La propaganda dei liberali aveva detto che tutto il male negli Stati Uniti stava in Donald Trump, ma l'omicidio di Daunte Wright dimostra che nulla è cambiato. Trump era un presidente “normale”: George Floyd è stato ucciso e le proteste contro il suo omicidio sono state duramente represse. Biden è un altro presidente “normale”: Daunte Wright è stato ucciso e le proteste contro il suo assassinio sono di nuovo duramente represse. Lo Stato americano si comporta allo stesso modo indipendentemente da chi lo dirige, perché sempre ad una e medesima classe ubbidiscono gli Stati borghesi.

Questo è anche una prova per i movimenti di protesta sorti in opposizione a Trump negli anni scorsi, composti principalmente da piccolo borghesi. Usciranno ancora a manifestare ora che Trump è fuori gioco? Probabilmente no. Una liberazione! Quel che è accaduto in Minnesota dimostra il fallimento di quell’antifascismo divenuto di moda negli anni di Trump. Non è stato un neonazista a uccidere Wright, ma un rappresentante dello Stato democratico, e agendo secondo le regole della democrazia. Il fascismo è solo la forma aperta di quell'oppressione che è propria della democrazia. Wright è una delle vittime di questa oppressione.

Essere antifascisti costa così poco! Anche strati dei più reazionari della classe dominante mostrano di opporsi al fascismo (vedi la Chiesa Cattolica). Ma gli stessi reazionari sono felici di vedere la polizia reprimere i lavoratori a difesa dell’ordine democratico.

Occorre che si mobiliti il proletariato anche come grande forza nella lotta contro il razzismo. Abbiamo visto i primi accenni di questa mobilitazione di classe nelle proteste per George Floyd l'anno scorso. Alcuni sindacati hanno aderito al movimento, l'azione Juneteenth della ILWU è l'esempio più importante. A Portland, Oregon, i lavoratori hanno manifestato insieme: infermieri, insegnanti, ecc., fatto raro negli USA. Questi sono i segnali che i comunisti attendono. Mostreremo ad ogni lavoratore che la lotta di classe è l'unica soluzione anche al terrore razzista del capitalismo. Mostreremo ai lavoratori di tutte le razze che la lotta per la liberazione della nostra classe passerà sopra e schiaccerà la violenza razzista, puntello del capitalismo.