Partito Comunista Internazionale
il Partito Comunista Internazionale N. 439 - anteprima
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Aggiornato 10 marzo 2026
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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: – la linea da Marx a Lenin, alla fondazione della III Internazionale, a Livorno 1921, nascita del Partito Comunista d’Italia, alla lotta della Sinistra Comunista Italiana contro la degenerazione di Mosca, al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani – la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario, a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco
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Implicazioni della guerra in Iran

La guerra in Iran è una tappa ulteriore di un processo destinato a sfociare in una terza guerra mondiale. Le strategie dei vari imperialismi non sono sempre chiare, nemmeno per gli stessi capitalisti.

Gli imperialismi cinese e russo sono in difficoltà: non hanno la forza di opporsi al più forte, militarmente, imperialismo statunitense, per cui al momento sembrano non fare nulla, al di là delle dichiarazioni di circostanza. Naturalmente continueranno ad armare l’Iran e ad aiutarlo con le informazioni fornite dai loro satelliti: l’Iran è troppo importante per Cina e Russia, economicamente, militarmente e strategicamente. Lasciare tale Paese nelle mani dell’imperialismo concorrente sarebbe un duro colpo per entrambi. La difficoltà sta nel fare ciò senza sbilanciarsi troppo. Certo non hanno dimenticato quanto successe durante la guerra degli Stati Uniti, e della NATO, contro la Serbia nel 1999: la Cina forniva alla Serbia informazioni sui movimenti delle truppe NATO, ed ecco che “per errore” l’ambasciata cinese a Belgrado fu colpita da tre missili statunitensi.

Anche l’imperialismo militarmente più forte, quello USA, ha comunque i suoi problemi: se dovesse condurre due o tre guerre contemporaneamente avrebbe notevoli difficoltà. Sembra che il Pentagono non sia affatto entusiasta della guerra all’Iran poiché, se dovesse durare a lungo, i missili e la varia attrezzatura militare diverrebbero insufficienti a sostenere una eventuale nuova guerra.

I vari Stati europei sono tentati dal portare avanti una propria politica imperialistica ma, non avendone la forza, oscillano tra il servire il padrone di sempre, gli USA, e il prenderne timidamente le distanze: sanno che rischiano, come l’Arlecchino servitore di due padroni, di prendere le legnate dal vecchio e dal nuovo, che sia la Cina o chi altro. Mascherano quindi la propria impotenza con le parole di “democrazia” e di “diritto internazionale”.

La strategia dell’attuale amministrazione americana ha però i suoi vincoli: non è l’iniziativa di un pazzo, come viene dipinta dalle stordite borghesie europee. I capitalisti americani vorrebbero replicare quanto fatto in Venezuela, appoggiare un potere, nuovo o vecchio, che obbedisca ai loro ordini e che, tra le altre cose, venda o non venda il petrolio a seconda dei loro interessi. È presumibile che ciò non sarà facile.

Intanto potrebbero armare alcune minoranze etniche e religiose, come i curdi, i beluci, gli arabi, e forse anche gli azeri. Un simile tentativo sembra già in corso con i curdi, che forse si ricordano di come sono stati utilizzati e poi scaricati dagli USA in Siria, quando non gli sono stati più utili. Non è detto che tale tentativo fallisca: i dirigenti borghesi curdi si sono sempre venduti alle borghesie di altri Paesi, per combattere il proprio Stato ospite o i gruppi curdi rivali, comportandosi di fatto come delle milizie mercenarie. Ma oggi, probabilmente, il tradimento americano è troppo recente per essere ignorato.

Questa strategia sarebbe comunque utile per gli USA: l’Iran non sarebbe distrutto ma di fatto, anche se non formalmente, diviso in varie zone di influenza, come già avvenuto in Iraq e in Siria, costretto ad abdicare alle pretese di imperialismo regionale.

Lo Stato di Israele, per conto degli americani, controllerebbe l’intero vicino e medio Oriente. La propaganda sulla “Grande Israele” e simili esaltazioni religiose e di suprematismo ebraico sono funzionali alle mire dell’imperialismo americano, di cui quello israeliano e solo il più importante vassallo e fedele esecutore di ordini. È l’erede di Eichmann e non dei milioni di ebrei sterminati dal nazismo.

Con il controllo dell’Oriente i capitalisti d’America muoverebbero da posizioni di forza contro il loro principale nemico, che è la Cina: la guerra all’Iran è innanzitutto una guerra contro la Cina.

A anche una guerra contro la Russia e contro gli Stati europei, che finirebbero tutti indeboliti: sarebbe il trionfo dell’imperialismo americano. Può darsi che vada così, e che gli USA escano ancora dominatori dal prossimo conflitto mondiale.

Ma tutte queste strategie, più o meno realistiche, dell’imperialismo, che è fase suprema del capitalismo e non una categoria morale, hanno un punto debole che consiste nell’apparizione di quel “convitato di pietra” che è il proletariato. Fino a che questo è quasi immobile, pietrificato, il capitalismo può compiere tutte le guerre e le stragi che vuole, come tutti vediamo. Quando il “convitato di pietra” si muove e si presenta davanti al potere della borghesia, come nella storia è già avvenuto ed ancora avverrà, questa è spacciata.

Ovviamente perché la borghesia sia spacciata occorre che il proletariato non si presenti in disorganizzato, massa di individui, ma inquadrato nel suo sindacato di classe, e diretto dal suo Partito Comunista. Questa è l’unica possibilità di evitare una guerra mondiale, e il proletariato non può fare a meno di perseguirla.

Ribadiamo quindi le nostre parole d’ordine di sempre: Pane e pace - Guerra o rivoluzione - I proletari non hanno patria - Il nemico è in casa propria.