Partito Comunista Internazionale
Il Partito Comunista N. 396 - anteprima 2019
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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: – la linea da Marx a Lenin, alla fondazione della III Internazionale, a Livorno 1921, nascita del Partito Comunista d’Italia, alla lotta della Sinistra Comunista Italiana contro la degenerazione di Mosca, al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani – la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario, a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco
PAGINA 1 Roma, 10 maggio: Per l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale e dei lavoratori
Sciopero 17 maggio: La lotta dei lavoratori della scuola è la stessa di tutta la classe lavoratrice - Per più salario, meno orario, assunzioni! Ad essa va unita!
Genova, 23 maggio - La sola difesa dei portuali è nell’unità della lotta della classe operaia
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Per il sindacato
di classe
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PAGINA 1
Roma, 10 maggio 2019
Per l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale e dei lavoratori
 
Lavoratori del pubblico impiego !

Dopo anni di blocco contrattuale l’anno scorso vi è stato rinnovato il contratto nazionale di lavoro con aumenti salariali bassi, che non hanno recuperato il potere di acquisto del salario perduto. I vostri salari reali continuano così a scendere, come in linea generale accade a tutta la classe lavoratrice.

Questi rinnovi sono, per altro, avvenuti con grave ritardo, cioè nell’ultimo anno della vigenza dei contratti (2016-2018). Pochi mesi dopo la loro firma da parte dei sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil), da gennaio di quest’anno, sono già scaduti.

Ad oggi, a cinque mesi dalla loro scadenza, nessuna trattativa è stata ancora avviata. Il padronato pubblico – cioè lo Stato borghese coi suoi rappresentanti governativi di turno – punta, come fanno tutti i padroni, “pubblici” e “privati”, a rinnovare i contratti con un ritardo ben ampio, pagando poi i mesi o gli anni di “vacanza contrattuale” con i pochi spiccioli della cosiddetta “una tantum”, fregando i lavoratori anche per questa via.

A ciò si aggiunge il dato fondamentale che l’economia capitalista si trova sull’orlo di un nuovo avvitarsi della sua crisi mondiale di sovrapproduzione, in cui inesorabilmente – come previsto dall’autentico marxismo e confermato dai fatti – è destinata a piombare. Ragion per cui, se questa dovesse giungere prima del rinnovo dei contratti, si prospetterebbe per i lavoratori una situazione ancora più sfavorevole, di cui il regime padronale approfitterebbe certamente per non concedere nulla e pretendere anzi ulteriori gravi peggioramenti.

L’organizzazione della lotta delle categorie di lavoratori cui sono scaduti i contratti – non solo dei dipendenti pubblici quindi ma anche, per esempio, dei metalmeccanici, dei lavoratori dell’igiene ambientale, dei ferrovieri – richiederebbe perciò un’azione tempestiva.

Oggi l’Unione Sindacale di Base chiama i lavoratori del pubblico impiego allo sciopero per rivendicazioni fra cui quelle principali e che difendono la classe lavoratrice: forti aumenti salariali; assunzioni; contro le esternalizzazioni e per le re-internalizzazioni; stabilizzazione dei precari.

Uno sciopero necessario e quanto mai urgente, che anzi si sarebbe dovuto dispiegare già nell’autunno scorso, quando era in via di approvazione la legge di bilancio che ha stabilito le risorse da stanziare per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego con un’ordine di grandezza tale da far prevedere aumenti medi di soli 40 euro lordi, a fronte dei già miseri 80 del rinnovo contrattuale precedente.

Il governo in carica, che si ammanta di rappresentare “il cambiamento”, agisce quindi contro i lavoratori in perfetta continuità coi precedenti, come giustamente denuncia lo stesso manifesto dell’USB per l’indizione dello sciopero odierno.

Ma la dirigenza di USB ha la grave responsabilità di aver contribuito ad illudere i lavoratori circa la natura del Movimento 5 Stelle, sostenendone di fatto il successo elettorale. Queste aspettative oggi sono di ostacolo a quella mobilitazione dei lavoratori che è la sola in grado di difenderne gli interessi.

Tutt’ora il rapporto fra le forze di governo e la dirigenza di USB la frena nell’organizzare la lotta dei lavoratori con la risolutezza che sarebbe necessaria.

Non appare certo un caso che l’autunno scorso – per la prima volta da quando esiste l’USB (maggio 2010) – la sua dirigenza non abbia proclamato lo sciopero generale di tutti i lavoratori, mentre lo hanno fatto altri sindacati di base (SI Cobas, Cub ed altri) e mentre erano in via di approvazione la Legge di Bilancio ed il Decreto Sicurezza !

Anche la vicenda della rinuncia allo sciopero generale proclamato per il 12 aprile scorso e della sua derubricazione a scioperi di settore, fra cui quello odierno, conferma che va a danno della lotta la speranza covata dai dirigenti di Usb di poter godere di un rapporto favorevole con l’attuale governo, ed in virtù di questo di ottenere miglioramenti per la classe lavoratrice.

La delibera della Commissione di Garanzia che imponeva la revoca dello sciopero del 12 aprile, infatti, era perfettamente aggirabile: bastava proclamare nuovamente lo sciopero dopo l’8 marzo, come per altro è stato fatto per lo sciopero delle Agenzie Fiscali. Oppure, nulla impediva, a dispetto delle giustificazioni prive di ogni fondamento avanzate dai dirigenti di Usb, di rimandare lo sciopero generale di poche settimane.

Anche la preparazione dello sciopero odierno appare quanto mai inadeguata e sotto tono, visto che la decisione di organizzare la manifestazione nazionale è stata comunicata alle strutture territoriali del sindacato con pochissimi giorni di anticipo e che in diversi casi non sono state nemmeno svolte le assemblee dei lavoratori.

MA, A MONTE DI QUANTO FIN QUI SCRITTO, LO SCIOPERO ODIERNO SOFFRE UNA MANCANZA FONDAMENTALE: È STATO PROCLAMATO DALLA SOLA USB. Per quanto sia vero che – come si afferma in un suo recente comunicato – l’USB sia “la maggior confederazione sindacale di base”, essa è ancora un piccolo sindacato che da solo non è in grado di dispiegare una mobilitazione della forza necessaria a vincere l’attuale rassegnazione dei lavoratori – prodotta da decenni di sindacalismo di regime di Cgil, Cisl e Uil – nonché le resistenze di queste organizzazioni e dei padroni. L’USB organizza minoranze di un certo rilievo solo in alcuni comparti del pubblico impiego, come all’INPS, nelle Agenzie Fiscali, nei Vigili del Fuoco. Ma nei comparti più numerosi, quali la sanità e la scuola, nonché nel settore privato, inquadra minoranze ancora molto esigue.

PER QUESTA RAGIONE LA STRADA DA SEGUIRE NON È QUELLA DELLA PROCLAMAZIONE DEGLI SCIOPERI IN “BEATA SOLITUDINE” MA LA RICERCA DELLA MASSIMA UNITÀ D’AZIONE CON TUTTO IL SINDACALISMO CONFLITTUALE, CIOÈ CON TUTTI I SINDACATI DI BASE E CON LA OPPOSIZIONE DI SINISTRA INTERNA ALLA CGIL.

Solo questa strada può dare la possibilità, per quanto non la certezza, di imbastire scioperi in cui si raggiunga quel livello minimo di energie messe in campo dalla classe proletaria necessario ad avviare un vero movimento di lotta dei lavoratori in grado di difenderli.

La dirigenza dell’Usb appare invece perseverare in direzione opposta. Esemplare la condotta tenuta con lo sciopero dei lavoratori della scuola. Tutti i sindacati di base del comparto, fra cui i Cobas Scuola che sono il più numeroso, hanno proclamato lo sciopero per il 17 maggio, e nello stesso giorno lo avevano proclamato i sindacati confederali e quelli autonomi. Questa scelta è stata quanto mai corretta in quanto il sindacalismo di regime non si combatte a colpi di scioperi separati, che indeboliscono il movimento di lotta, ma con l’unità d’azione dei lavoratori perché più è forte lo sciopero, più i lavoratori sentono istintivamente di poter abbracciare le piattaforme rivendicative classiste del sindacalismo conflittuale ed abbandonare quelle del sindacalismo collaborazionista.

L’UNITÀ D’AZIONE DEI LAVORATORI, ANCHE CON QUELLI MOBILITATI DA CGIL, CISL E UIL, È LA STRADA MAESTRA PER COMBATTERE IL SINDACALISMO DI REGIME, NON UN CEDIMENTO AD ESSO !

L’USB Scuola invece si è rifiutata di aderire allo sciopero del 17 maggio, adducendo quale ragione proprio il suo rifiuto a scioperare nello stesso giorno in cui scioperano i sindacati tricolore. Quando però, il 24 aprile scorso, Cgil, Cisl e Uil hanno revocato lo sciopero, l’USB Scuola ha ugualmente rifiutato di scioperare insieme agli altri sindacati di base, pretendendo che fossero queste organizzazioni a convergere sul suo sciopero!

Se è vero che tutte le dirigenze dei sindacati di base si fanno la guerra, dimostrando così il loro opportunismo e procurando un gravissimo danno alla classe lavoratrice, lo è altrettanto che la dirigenza di Usb non fa eccezione e che SOLO I LAVORATORI ED I MILITANTI DI USB E DI TUTTO IL SINDACALISMO DI BASE POSSONO ASSOLVERE AL COMPITO DI PORTARE I LORO SINDACATI SULLA STRADA DELL’UNITÀ D’AZIONE E CHE PER FARLO DOVRANNO SCONTRARSI E PIEGARE LE PROPRIE DIRIGENZE OPPORTUNISTE.


Lavoratori, compagni !

La dirigenza dell’USB dà un inquadramento generale politico dei vostri problemi secondo il quale la causa fondamentale di essi sarebbe da ricercare nella appartenenza all’Unione Europea, e vi indica quale soluzione l’uscita da essa. Questa è una pia e pericolosissima illusione frutto del suo opportunismo politico. Dentro o fuori l’Unione Europea, la causa delle sofferenze della classe lavoratrice permangono perché esse hanno origine nel capitalismo. Da esso non si esce abbandonando una lega di Stati borghesi per abbracciarne un’altra.

Gli stolti che vi indicano questa via, con l’illusione riformista di un impossibile “sovranismo di sinistra”, aprono la strada al vero sovranismo, che è solo quello “di destra”, instradando in questo modo la classe lavoratrice verso la guerra in cui sfoceranno le contrapposizioni fra Stati imperialisti e fra le loro alleanze, se i lavoratori non saranno in grado di unirsi al di sopra dei confini nazionali, rigettando il valore mortifero e reazionario della patria ed ogni alleanza e fronte fra Stati borghesi, con l’obiettivo politico di conquistare il potere strappandolo alla classe dominante, innanzitutto a quella del paese in cui sono sfruttati.

 

 

 

 

 

 


17 maggio
La lotta dei lavoratori della scuola è la stessa di tutta la classe lavoratrice

Per più salario, meno orario, assunzioni !
E ad essa va unita !


Lavoratori della scuola,

oggi siete chiamati allo sciopero per obiettivi che vi accomunano a tutta la classe lavoratrice: forti aumenti salariali, stabilizzazione dei lavorati precari, assunzioni.

Come per il resto del pubblico impiego, dopo anni di blocco contrattuale l’anno scorso vi è stato rinnovato il contratto nazionale di lavoro, con aumenti salariali bassi che non hanno recuperato il potere di acquisto perduto. Questi rinnovi sono per altro avvenuti con grave ritardo, nell’ultimo anno della vigenza dei contratti (2016-2018), sicché pochi mesi dopo la loro firma da parte dei sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil), da gennaio di quest’anno, sono già scaduti.

Ad oggi, dopo cinque mesi dalla loro scadenza, nessuna trattativa è stata ancora avviata. Il padronato pubblico – cioè lo Stato borghese coi suoi rappresentanti governativi di turno – punta, come fanno tutti i padroni, pubblici e privati, a rinnovare i contratti con un ritardo ben ampio, pagando poi i mesi o gli anni di “vacanza contrattuale” con i pochi spiccioli della cosiddetta una tantum, fregando i lavoratori anche per questa via.

A ciò si aggiunge il dato fondamentale per cui l’economia capitalista si trova oggi sull’orlo di una nuova crisi mondiale di sovrapproduzione, in cui inesorabilmente – come previsto dall’autentico marxismo e confermato dai fatti – è destinata prima o dopo a piombare.

Se questo nuovo peggioramento della economia dovesse giungere prima del rinnovo dei contratti, si prospetterebbe per i lavoratori una situazione ancora più sfavorevole, di cui il regime padronale approfitterebbe certamente per non concedere nulla e pretendere anzi ulteriori gravi peggioramenti.

Lo sciopero odierno quindi è necessario e quanto mai urgente, anzi si sarebbe dovuto dispiegare già nell’autunno scorso, quando il governo in carica, che si ammanta di rappresentare “il cambiamento”, stava approvando la legge di bilancio che ha stabilito le risorse da stanziare per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego con un’ordine di grandezza tale da far prevedere aumenti medi di soli 40 euro medi lordi, a fronte dei già miseri 80 euro del rinnovo contrattuale precedente.


Lavoratori della scuola,

oggi a chiamarvi allo sciopero è quasi tutto il sindacalismo di base (Cobas Scuola, Unicobas, Cub Sur, Sgb, SI Cobas) e l’opposizione di sinistra nella Flc Cgil.

Questo è una fatto in sé importante e positivo perché l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale è uno strumento imprescindibile per raggiungere il più alto grado di unità d’azione dei lavoratori, condizione più favorevole alla difesa degli interessi della classe lavoratrice.

È da rimarcare il fatto che questa unità d’azione sia avvenuta a prescindere dalle differenze nelle piattaforme rivendicative dei sindacati conflittuali. Questa è la giusta scelta da parte di chi sostiene il sindacalismo di classe perché è nella forza del movimento di lotta che i lavoratori sentono di poter abbracciare gli obbiettivi più radicali, abbandonando il sindacalismo collaborazionista e corporativo e superando gli indirizzi sbagliati dettati dall’opportunismo sindacale che è presente anche nel sindacalismo conflittuale. L’adesione dei lavoratori agli indirizzi di lotta del sindacalismo di classe è innanzitutto un problema di forza del movimento.

Per questa ragione era stata pienamente corretta anche la decisione dei sindacati di base di scioperare insieme ai sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil) ed ai sindacati autonomi (Snals, Gilda, Anief): l’unità d’azione anche coi lavoratori mobilitati da queste organizzazioni è il miglior modo di combattere il loro indirizzo collaborazionista, non un cedimento ad esso.

La revoca dello sciopero da parte di questi sindacati (ad eccezione dell’Anief) – il 24 aprile scorso a seguito di un vuoto accordo col governo – conferma la loro funzione di ostacolo all’organizzazione ed allo sviluppo della lotta dei lavoratori, messa in ancor più chiara luce dall’indizione unitaria dello sciopero.

Va infine stigmatizzata l’ottusa condotta dei dirigenti della Usb Scuola che hanno rifiutato di unirsi alla mobilitazione odierna e hanno indetto uno sciopero da soli, venerdì scorso, prima adducendo quale ragione il rifiuto a scioperare coi sindacati confederali, poi, dopo che questi hanno revocato lo sciopero, non avanzando alcuna motivazione ragionevole.


Lavoratori, compagni,

oltre alle rivendicazioni sopra indicate oggi siete chiamati allo sciopero anche contro la cosiddetta “autonomia differenziata”. Questo progetto politico va combattuto nella misura in cui va a minare l’unità contrattuale, salariale e normativa, dei lavoratori.

Va ugualmente rigettato ogni richiamo alla lotta in nome della “unità nazionale” che è un principio politico della classe dominante, a cui essa si richiama ogni qual volta vuole combattere la classe lavoratrice e la sua lotta.

L’unità che interessa ai lavoratori è solo quella della loro classe, sul piano sindacale e politico, una unità che necessariamente dovrà spingersi oltre i confini nazionali. L'unità della classe proletaria va contro il principio di unità nazionale tra opposte classi sociali nel nome del cosiddetto “bene del paese”, la quale altro non significa che sottomissione dei lavoratori agli interessi del capitalismo, rinuncia alla lotta e pace sociale.

La patria e la nazione sono la galera politica del proletariato moderno – i salariati – perché al suo interno non esiste soluzione alle sofferenze causate loro dal capitalismo, che è un sistema economico pienamente internazionale. È nel pieno interesse della classe borghese d’ogni paese tenere l’orizzonte della lotta sindacale e politica dei lavoratori chiuso entro in confini nazionali perché ciò è garanzia del mantenimento per essa del potere politico.


Compagni,

i lavoratori della scuola devono guardare al resto della classe lavoratrice ed essere di sprone, con le loro capacità, all’unione delle lotte delle differenti categorie, mantenute artificialmente divise dal sindacalismo di regime.

Ma, più che in difesa della “scuola pubblica”, è a questa unità della classe salariata che bisogna ambire e dedicare le energie, ponendola quale asse centrale della lotta, perché è nel movimento generale della classe lavoratrice che vive la forza sociale rivoluzionaria in grado di superare questa decadente ed antistorica società del Capitale.

Anche i giovani vanno chiamati ad integrarsi in questa lotta, invece che battersi per il “diritto allo studio” in quanto studenti, a cominciare dalle rivendicazioni salariali e normative nella cosiddetta alternanza scuola-lavoro. Infine vanno coinvolte le insegnanti degli istituti privati per la parificazione contrattuale con quelle della scuola pubblica.

Oltre i lavoratori della scuola e quelli di tutto il pubblico impiego oggi sono senza contratto diverse categorie del settore privato, come i metalmeccanici, i ferrovieri, i netturbini. La mobilitazione odierna dovrebbe essere il primo passo per la costruzione di uno sciopero generale unitario di tutto il sindacalismo conflittuale, di tutta la classe lavoratrice per gli obiettivi che la accomunano, per cui è sempre più urgente e necessario tornare a battersi.

 

 

 

 

 

 


Genova, giovedì 23 maggio
La sola difesa dei portuali è nell’unità della lotta della classe operaia


Lavoratori portuali di Genova,

il meccanismo infernale dell’economia capitalista spinge verso il massimo sfruttamento della forza lavoro. La competizione internazionale schiaccia al ribasso le condizioni di lavoro nei vari scali del Mediterraneo e d’Europa, come fa in ogni posto di lavoro per tutta la classe lavoratrice.

Mentre nei decenni passati la vostra forza dentro il porto era stata sufficiente a difendervi ed a migliorare le vostre condizioni, da anni ciò ormai non è più vero.

È sempre più evidente invece come la strada della “difesa del porto”, o anche – come recita il comunicato di Cgil, Cisl e Uil per lo sciopero odierno – della “portualità italiana” non conduca alla difesa dei lavoratori bensì ad avallare la competizione fra gli scali a colpi di bassi salari e ritmi di lavoro sempre più alti.

La sola strada da seguire è quella dell’unità dei portuali fra i diversi scali, nel paese e necessariamente al di sopra dei confini nazionali.

La battaglia vinta a Genova contro il carico del materiale bellico sulla nave saudita Bahri Yanbu, che ha seguito le analoghe lotte nei porti di Le Havre e Santander, indica che questa unione internazionale della lotta è possibile.

Occorre poi tornare a dispiegare veri scioperi, con picchetti per bloccare le merci e per combattere il crumiraggio, e che non siano “cronometrati”, cioè con una durata stabilita in anticipo, che non supera quasi mai la singola giornata.

Oltre a ciò i portuali devono unirsi al resto della classe lavoratrice, cercare l’unione delle lotte delle diverse categorie, che Cgil, Cisl e Uil tengono isolate le une dalle altre.

Oltre ai portuali sono senza contratto collettivo nazionale almeno altri sei milioni di lavoratori: metalmeccanici, ferrovieri, netturbini, pubblico impiego, cooperative sociali... Una lotta unitaria di queste categorie esprimerebbe una forza ben superiore a quella che mettono in campo tanti scioperi separati.

Ciò che ostacola questa unione, al di sopra delle categorie ed al di sopra dei confini nazionali, oltre ai padroni ed al loro Stato, sono i sindacati di regime di ogni paese, i quali sottomettono la difesa dei lavoratori a pretesi “beni comuni”, dell’azienda, del porto, dell’economia nazionale, cioè dei profitti degli industriali.

Spetta ai lavoratori più combattivi farsi carico di questo compito, contrapponendo all’unità del sindacalismo consociativo di Cgil, Cisl e Uil – da anni responsabili della sigla di contratti collettivi sempre a perdere – l’unità dei lavoratori in lotta e l’unità d’azione del sindacalismo di classe, fra i gruppi di opposizione interna alla Cgil e i sindacati di base.